di Alessandro Giugni

Gli ultimi appuntamenti di questa rubrica sono stati rivolti all’approfondimento delle ragioni del conflitto tra Russia e Ucraina. A seguito del riconoscimento dell’indipendenza del Donbass da parte di Putin, una mossa questa che è stata recepita dai più come una sorpresa e che fino a pochi giorni fa sembrava essere un’ipotesi remota, si ritiene più che mai opportuno cercare di offrire al lettore gli strumenti per comprendere come si sia arrivato a un siffatto evento.
Il conflitto russo-ucraino, del quale abbiamo già analizzato le cause storiche (clicca qui per leggere l’articolo), si è profondamente acuito nel 2014 a seguito dello scoppio della crisi del Donbass e dell’estromissione di Viktor Yanukovich dalla presidenza del paese, rappresentando quest’ultimo evento il culmine di quella che viene ricordata come rivolta dell’Euromaidan, lo scopo della quale, sostenuta da larga parte della popolazione ucraina, era da individuarsi nell’adozione da parte del governo di Kiev di una politica filoccidentale e di una progressiva liberazione dal giogo russo. Alcune delle politiche promosse dal nuovo Governo, quali, in particolar modo, la promozione dell’uso esclusivo della lingua ucraina e la conseguente eliminazione del russo quale lingua ufficiale, hanno fatto sì che in alcune città del Donbass sorgessero dei comitati popolari i quali, nell’arco di poche settimane, hanno proclamato l’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, ossia di quei territori che culturalmente e politicamente sono profondamente legati alla Russia. Lo scontro tra i separatisti supportati da Mosca e i filo-governativi sostenuti da Kiev era stato mitigato grazie alla stipulazione, nel settembre 2014, degli Accordi di Minsk (dei quali abbiamo ampiamente parlato in un precedente articolo, clicca qui per leggerlo), grazie ai quali, da un lato, si era previsto il cessate il fuoco e, dall’altro, erano stati riconosciuti ampi margini di autonomia al Donbass.
A partire dal 15 febbraio 2022 alla Duma sono state prese in esame due mozioni parlamentari con le quali veniva chiesto il riconoscimento ufficiale delle due Repubbliche de facto indipendenti presenti nel Donbass. Benché esse fossero state approvate a larga maggioranza, il Cremlino si è mantenuto fermo nella volontà di risolvere il conflitto facendo riferimento agli Accordi di Minsk.
La situazione è drasticamente mutata a seguito degli eventi del 18 febbraio 2022: dopo che sul fronte erano state incrementate le attività belliche e dopo la proclamazione dello stato di emergenza a Donetsk e Lugansk, ai civili è stato impartito l’ordine di evacuazione, conseguentemente al quale, nel giro di pochi giorni, più di 60.000 persone hanno preso la via della regione russa di Rostov e circa 800.000 residenti nella Repubblica di Lugansk hanno chiesto e ottenuto la cittadinanza russa.
Così, alle 19:30, ora italiana, del 21 febbraio 2022, il presidente Putin, a seguito della richiesta formulata da un’ampia maggioranza della Camera Alta, ha tenuto un lungo discorso alla nazione al termine del quale, dopo aver ribadito gli interessi di Mosca e dopo aver accusato il governo di Kiev di non rispettare la volontà di una parte della popolazione ucraina, ha ufficializzato gli accordi di cooperazione con le due Repubbliche separatiste, un atto con il quale esse sono state formalmente riconosciute come indipendenti e che ricorda quanto avvenuto nel 2008 in Georgia, quando la Dmitry Medvedev riconobbe l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud come parte della comunità internazionale