di Susanna Russo

Vincenzo Pepe è uno studioso ambientalista, filosofo, scrittore e professore di Diritto dell’Ambiente Comparato presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Ha scritto diversi saggi, tra cui: Pensare il futuro. Dare vita ad un nuovo modello di ambientalismo e Non nel mio giardino. Ambiente ed energia oltre la paura.
È tra i fondatori della Fondazione Giambattista Vico e, dal 2007, è fondatore e Presidente di FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo.
È candidato nelle liste della Lega alle prossime Politiche.

Partiamo da ciò che non riguarda prettamente questa campagna elettorale: che cosa l’ha portata nel 2007 alla fondazione di FareAmbiente?

«Mi ci ha portato l’esigenza di studioso di politica e di diritto dell’ambiente. Il mio desiderio era che in Italia si radicasse sempre di più una visione di ambientalismo non ideologico e fondamentalista, ma pragmatico, illuminato, un ambientalismo che sapesse coniugare sviluppo e sostenibilità. Ho ritenuto che questa visione nuova, moderna, “più europea”, dovesse prendere piede anche in Italia. Ecco perché ho fondato FareAmbiente, “Fare” da homo faber fortunae suae, perché l’uomo che immagina, disegna e realizza l’ambiente, e lo tutela o le degrada. È quindi quest’idea di ambientalismo pragmatico che deve sempre più mettere radici nell’educazione ambientale e nelle scelte politiche. L’ambiente è un valore trasversale: è mare, agricoltura, energia, beni culturali, sanità, economia…e così via. L’ambiente deve essere un valore centrale per una comunità, perché esso rappresenta la qualità della vita.»

Nel corso di un’intervista ha dichiarato: “non ho scelto la Lega.
È stata lei che ha scelto me”. Ma la politica, invece, l’ha scelta lei?

«Questo non lo so, so solo che c’è un leader di partito che dice che questo tipo di ambientalismo pragmatico è quello giusto, è l’ambientalismo del futuro. Noi dobbiamo lavorare molto per l’economia circolare, ma l’economia circolare va coniugata con ragionevolezza, senza isterismi ideologici, che non fanno che nuocere alla causa. Io predico queste mie idee da vent’anni, sono stato quindi “un eretico”, ero controcorrente, non ero politicamente corretto, ma ad oggi le cose stanno cambiano il mio pensiero, spiegato anche in alcune mie pubblicazioni, inizia a farsi strada. Quindi, quando il leader della Lega Matteo Salvini mi ha chiesto di essere parte integrante di un progetto, condividendo le mie idee sull’ambientalismo, per me è stato il massimo riconoscimento.
Mi auguro certo di far parte della compagine parlamentare, ma io la mia soddisfazione l’ho già avuta e continuerò in ogni caso a battermi per la causa, per far sì che l’ambientalismo del fare sia alla base di tutte le politiche.»

Salvini sembra puntare molto su di lei. Crede che la sua candidatura possa davvero fare la differenza?

«Sicuramente in Parlamento potrei incidere attraverso la mia esperienza, io sono un tecnico che ha studiato per trent’anni queste materie, potrei fare molto ma, come ho detto, a me quello che interessa non è tanto stare dentro il Parlamento, ma stare dentro il Paese, avere voce in capitolo per far capire quanto il valore dell’ambiente sia fondamentale.
Una delle tante cose che mi piacerebbe fare, è valorizzare l’autonomia dei territori. Mi piacerebbe che nel portare avanti l’ideale del federalismo, molto apprezzato da me e dalla Lega, sia riconosciuta anche l’importanza delle lingue. Io sono napoletano e sono candidato a Napoli, una delle mie proposte è che alla lingua napoletana venga restituita dignità nelle istituzioni. Che venga restituita importanza alle diversità locali! La lingua rappresenta la tradizione di un territorio. Nel mondo della globalizzazione, le tradizioni sono importanti perché permettono di contrastare l’omologazione.
Io ringrazio Matteo Salvini per aver condiviso con me queste idee, che porteremo avanti insieme.
Io, ad esempio, ritengo che il nucleare sia il futuro. Noi, rispetto al resto d’Europa, viviamo una condizione di arretratezza.
Per concludere, il contributo che io voglio dare, sia fuori, che in Parlamento, è di incidere sulle politiche ambientali.
Alla fine le idee giuste vincono sempre e io ci tengo davvero a dare il mio contributo al Paese.»

Il “no” al rigassificatore di Piombino è l’ennesimo “sì, ma non nel mio giardino”?

«Esattamente. Tra l’altro, uno dei miei saggi s’intitola proprio “Non nel mio giardino”. È la paura a condizionare il consenso, ma l’Italia non si può più permettere questi “no” per poi avere bollette come quelle che ci ritroviamo a dover pagare adesso! Ripeto, altrove non si fanno nessun problema ad adottare questo tipo di soluzioni, non riesco a capire perché l’Italia sia ancora così indietro. Lo sviluppo e la tecnologia non devono essere demonizzati, ma messi al servizio della sostenibilità.»

Perché, secondo lei, la sinistra negli anni si è appropriata della lotta ambientalista e la destra, per lungo tempo, è stata considerata indifferente a queste tematiche? Sembra che adesso le cose, sotto questo punto di vista, stiano cambiando radicalmente.

“Io ho fatto un grande sforzo, la sinistra ragiona in un senso profondamente sbagliato, ha portato il Paese alla deriva per quanto riguarda l’energia, oggi non abbiamo un’indipendenza energetica, in dieci anni non abbiamo fatto niente, perché abbiamo sempre e solo attuato la politica dei “no”.
Nel centrodestra, fino ad ora, ho sempre riscontrato grandi difficoltà nell’esprimere il mio pensiero, non ho sentito alcun tipo di accoglienza per il mio pensiero, l’ambiente veniva considerata una tematica affrontata solo dalle femministe arrabbiate, dall’estrema sinistra. Ma l’ambientalismo non ha colore politico e, ad oggi, già solo il fatto che Matteo Salvini mi dia questo tipo di riconoscimento, significa che, forse, qualcosa sta cambiando anche nell’area più moderata del Paese e io di questo sono soddisfatto. Sono onorato di portare avanti le mie idee al fianco del leader della Lega. Il mio desiderio è di essere sostenuto nell’azione politica e nell’azione di governo.»