di Cristina Florenzano 

“Sono lieto di constatare l’unità dei Paesi europei, ma non sapevo che occorresse pagare questo altissimo prezzo per ottenerla” è una delle affermazioni di Zelensky, Presidente della Repubblica Ucraina, alla sessione plenaria dell’Europarlamento, riunita a Bruxelles nella giornata dell’ 1 marzo. Nella stessa giornata Zelensky ha firmato la richiesta ufficiale d’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.
In realtà, quella di Zelensky, è una richiesta di adesione ad un modello di stato ben preciso: lo stato di diritto incentrato sui governi pienamente legittimati dal voto popolare. L’adesione al modello costituzionale liberale contro il modello autocratico sostenuto dalle oligarchie. Ora è necessario capire, molto semplicemente: se un esercito che non si sfalda, un governo che non crolla e non subisce tradimenti da parte dei generali; se delle società private che gestiscono i pubblici trasporti, le strade e le autostrade che continuano ad assicurare i servizi e organizzano azioni di sabotaggio contro l’avanzata dell’esercito russo; se una televisione che continua a trasmettere informazioni; una pubblica amministrazione che continua a funzionare per garantire collegamenti; se cittadini singoli che si armano e improvvisano in tutti i modi azioni di guerriglia urbana, barricate e trincee, possono essere considerati un popolo sovrano con diritto di autodeterminarsi. A fronte di un governo che resiste e dichiara di aderire ai valori democratici europei e chiede di entrare alla pari dell’Italia, della Francia, ecc. nell’Unione, dall’altro lato, quest’ultima deve necessariamente decidere e svoltare, scegliere se essere uno stato con un’identità politica vera (quella propagandata per decenni), con una carta costituzionale, con una politica estera comune (e non solo economica), con un esercito. L’esplosione del conflitto ucraino è figlio della debolezza della classe dirigente europea che da Maastricht in poi ha rallentato la marcia dimenticando la natura e l’origine dello stato moderno e giocherella con la NATO ai confini di uno stato che non ha mai dimenticato natura e origine.
Il conflitto ucraino assume una connotazione diversa rispetto ai tanti altri conflitti in corso poiché le evocazioni di Zelensky richiamano direttamente le fondamenta di due parti, democratico-rappresentativo e autocratico-oligarchico,  la potenza che entrambi sottendono e anima le masse e ne scuote i principi e i valori fondamentali. Ogni nazione europea ha subito il costo di vite umane per l’affermazione di questo modello di stato e ognuno di essi ha subito le ingerenze esterne o estere, che dir si voglia. L’Ucraina sta pagando questo prezzo e merita di entrare nella UE a pieno titolo e in posizione paritetica perché in soli cinque giorni il popolo, la nazione, hanno pagato il suo prezzo in vite umane.
La questione è che questa trasformazione in fondo deve affrontarla anche la UE e non è chiaro quanto sia alto il prezzo da pagare per continuare a sopravvivere dignitosamente, dandosi finalmente una veste politica che raccolga tutti i popoli che condividono lo stato di diritto, la dialettica quale mezzo di risoluzione dei conflitti e non le armi. La sola menzionata eventualità dell’autodistruzione atomica chiede che oggi si raccolgano in ritiro spirituale, almeno in Italia, i parolai seduti per grazia ricevuta in Parlamento per lasciare spazio e voce ai veri statisti.