di Susanna Russo

“Chiunque minacci o interferisca con le azioni della Russia, deve sapere che la nostra risposta arriverà senza ritardo e porterà conseguenze mia viste prima”, queste le parole che hanno dato il via ufficiale all’offensiva russa. Parole severe, ma chiare. Le parole di un adulto, minaccioso, forse con una leggera tendenza alla megalomania, ma fermo, consapevole di ciò che dichiara, pronto a rispettarlo.
Passiamo ora in rassegna le risposte di chi, senza troppa maturità e desideroso di innescare un gioco di provocazioni senza fine, sicuramente sottovalutando l’avversario, ha giocato fin da subito a fare l’eroe. Biden ha dichiarato: “tutto il mondo può vedere che Putin è un criminale e la sua guerra è uno sfoggio di forza.” Non scordiamo, per di più, che è stato proprio il presidente americano a parlare per primo di Terza Guerra Mondiale.
Proseguiamo con Boris Johnson, che dal Regno Unito ha voluto precisare: “continueremo senza rimorsi la nostra missione di escludere la Russia dall’economia mondiale”, e chiudiamo con l’onnipresente Ursula von der Leyen, che si è detta fin da subito risoluta nella volontà di far pagare alla Russia un prezzo senza precedenti. Ma non finisce qui, il Presidente della Commissione europea si è spinta oltre, dichiarandosi pronta ed entusiasta ad accogliere l’Ucraina nella UE; salvo poi essere smentita dal Rappresentante per gli Affari Esteri Borrell, che ha dovuto precisare come, per il momento, l’adesione dell’Ucraina alla UE non sia in agenda. Non possiamo però scordarci del nostro Ministro degli Esteri, che nel 2019 descriveva la Russia come terra bagnata dal Mediterraneo, e solo cinque giorni fa, per tentare di risolvere la delicata situazione, negava, battendo i pugni, o i pugnetti, la possibilità che ci fossero incontri bilaterali con i vertici russi.
Queste sono le invettive che fin dal primo istante sono state lanciate contro il leader russo, a seguire i vari pacchetti di sanzioni volti a punire la Russia, che finiranno per ritorcersi contro di noi in men che non si dica. Le sanzioni che, senza ci fosse alcun tempo di seria e ponderata valutazione, sono state inferte alla Russia, riguardano il settore finanziario, petrolifero, high-tech e i trasporti, ma soprattutto l’energia. Queste ultime sanzioni sono quelle che più di tutte rischiano di tornare indietro e colpirci come un boomerang e Draghi, ben conscio di ciò, è stato costretto ad ammettere come le vicende di questi ultimi giorni dimostrino l’imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori degli ultimi decenni.
Ecco perché adesso è quantomeno legittimo chiedersi se, pur prendendo le distanze dall’offensiva di Putin, non sarebbe stato necessario un po’ di tempo in più per ponderare, valutare tutte le alternative, metterle sul piatto bilancia, interrogarsi e confrontarsi. E invece ci piace il gioco dei supereroi. Il gioco però, si sa, è bello quando dura poco, soprattutto quando, al posto delle pistole ad acqua, entra in ballo il nucleare.