di Abbatino

Siamo tentati da sempre a farci le regole del gioco in base alle situazioni contingenti e non in prospettiva. È un vizio della nostra democrazia nata nel dopoguerra, e non da processi secolari come in Inghilterra o Stati Uniti. Anche la Costituzione non aiuta molto sul tema, poiché mette la legge elettorale tra le materie di rango ordinario e non aventi dignità costituzionale. Ergo, ogni maggioranza può cambiarla prima della fine legislatura senza troppi convenevoli o condivisione con le forze politiche. Se poi si aggiunge che il parlamento decide il Governo, a colpi di maggioranza, il gioco è fatto. La legge elettorale diventa quindi terreno di scontro per determinare l’ingovernabilità. Non è un caso che sia così importante, perché in un colpo solo, con questa costituzione, si vota il potere esecutivo e il legislativo insieme e, gli stessi soggetti, senza vincolo di mandato, votano il capo dello stato. La domanda nasce spontanea pertanto: se è così importante la legge elettorale, perché non ha rango costituzionale, con le necessarie maggioranze previste per le modifiche della carta fondamentale dello Stato? La risposta dovremmo chiederla ai padri costituenti. Forse loro non avrebbero mai pensato che questo assetto istituzionale avrebbe cronicizzato l’ingovernabilità e la sempre più frequente pratica del trasformismo. Fatto sta che la vera partita politica, in questo ultimo anno, sarà proprio la legge elettorale, che viene sempre modificata prima del voto e che, dopo il referendum che ha tagliato i parlamentari, è completamente da rivedere. Già si parla di ritorno al passato, un bel proporzionale senza coalizioni, senza far sapere agli elettori chi governerà dopo il voto. Ormai il popolo sovrano è solo sulla carta, non avendo potuto esprimersi che raramente per un Presidente del Consiglio, per legge indicato nella scheda. Se finiscono le coalizioni, finisce anche quel minimo di chiarezza della politica e di semplicità alla quale siamo ormai abituati quando si vota alle amministrative e alle regionali. Ma come mai il “Sindaco d’Italia”, traslazione semplicistica, ma efficace, non è nelle corde di molti partiti che, al contrario, governano i territori? La risposta è chiara. Il sistema vuole la democrazia mediata, perché vuole decidere da solo, senza bisogno del consenso. Ecco perché il presidenzialismo non va bene e una legge elettorale maggioritaria cozza con i desideri di alcuni partiti che da anni non vincono le elezioni, ma si trovano sempre a governare. Pertanto, attenzione ai sondaggi, su quelli si gioca la partita sulla futura legge elettorale. E il futuro della partitocrazia.