di Martina Grandori

A meno di un mese dalla fine dell’anno scolastico si tirano le somme e si torna a parlare del rapporto pubblicato a febbraio da Clean Cities Campaign, un movimento europeo che sostanzialmente chiede la chiusura delle strade limitrofe alle scuole in nome di una qualità dell’aria migliore. Si torna quindi a parlare di mobilità sostenibile, di un cambio di rotta perché lo smog in città è sempre altro – colpa anche della siccità che rende l’aria ancora più malsana – con la giornata di mobilitazione europea “Streets for Kids” che si svolgerà fino al 15 maggio con iniziative locali e la campagna “Tutti giù per strada” promossa da Clean Cities Campaign.

A Londra l’anno scorso un test pilota ha chiuso 500 strade attorno ad istituti con la conseguente diminuzione del 23% dei livelli di biossido di azoto e un miglioramento del traffico locale per buona parte della giornata. A seguire Parigi con 170 strade e Barcellona con 120. Dal recente rapporto “City Ranking” pubblicato da Clean Cities, l’Italia non brilla un gran che, Roma e Napoli sono quelle con meno strade  dedicate alle bici e percorsi pedonali, Milano e Torino sarebbero quelle con l’aria più irrespirabile del continente. Da noi sono pochi i progetti pilota in questo senso, promossi soprattutto da genitori attenti più che dai singoli sindaci. A contribuire ad una soluzione, anche il Politecnico di Milano che nel novembre 2020 ha pubblicato una ricerca sulla qualità degli spazi urbani di 400: nella maggioranza è dei casi è stato rilevato uno spazio esterno ad uso di auto e poco ospitale per pedoni e piccoli ciclisti con conseguenti livelli di smog molto elevati. L’Italia ha all’attivo ben tre procedure d’infrazione europee per violazione dei limiti di inquinamento dell’aria e la crisi climatica richiede più impegno verso una trasformazione del modo in cui ci muoviamo, produciamo energia e riscaldiamo le nostre case. 

L’esempio più calzante è il sagrato davanti a scuola: qui tutti i giorni ci si ritrova, si chiacchiera, è uno dei luoghi per le prime autonomie e le prime relazioni sociali extra classe. Ipotizzando che gli studenti vi si soffermino anche per mezz’ora al giorno per 200 giorni all’anno, saranno 800 le ore trascorse lì tra i 6 e i 14 anni. L’equivalente di mezzo anno scolastico. Di grande importanza che un luogo “scolastico – urbano” sia chiuso al traffico in nome di una qualità di vita migliore, una città bella educa alla bellezza, la città brutta trasmette inciviltà ed ignoranza alimentando la fragilità culturale. Ma che cos’è una strada scolastica? Con il progetto europeo “Streets for Kids” si punta a chiudere (per lo meno nelle fasce orarie clou, ossia all’ingresso e all’uscita, quelle strade attorno alle scuole in maniera che i ragazzi possano raggiungere in maniera più sicura e spensierata il loro banco. Sicuramente con il Covid moltissime famiglie hanno scelto l’auto come mezzo alternativo ai trasporti pubblici generando un ragguardevole aumento di gas nocivi che poi gli alunni respirano, è quindi vitale incoraggiare e facilitare sempre di più una mobilità urbana a emissioni zero, ambizioso obiettivo per il 2030 il cui traguardo resta ancora lontano anche per città come Oslo, Amsterdam, Helsinki e Copenaghen che in questo senso si sono organizzate molto meglio.