di Susanna Russo 

In piedi tra il Presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, che solo pochi giorni fa ha sfiorato, lei stessa, la nomina, e il Presidente della Camera, Roberto Fico, Sergio Mattarella, nuovamente Presidente della Repubblica, ha pronunciato il suo discorso di insediamento.
Se lapidarie sono state le sua dichiarazioni alla stampa, il giorno in cui è stato rieletto, il discorso successivo al giuramento, rispetta le tempistiche canoniche.
Il Presidente Mattarella ringrazia chi ha garantito i servizi fondamentali, come quelli sanitari, ringrazia le Forze dell’Ordine, e qui viene interrotto dal primo scrosciante applauso; gli applausi che seguiranno saranno lunghi e numerosi, accompagnati da altrettante standing ovation.
Mattarella dichiara che sia necessario iniziare a costruire l’Italia del dopo emergenza, che vengano a meno le disuguaglianze sociali. Si deve puntare tutto su un’Italia che offra ai giovani occasioni di lavoro, che sappia valorizzare le sue bellezze, ammirate da tutto il mondo. 
 È necessario un rilancio dell’Europa, più efficiente e giusta. Tra gli obbiettivi vi è sempre il perseguimento politica di pace.
Non manca di citare Mario Draghi, a capo di un Governo nato con ampio sostegno parlamentare nel pieno dell’emergenza, proiettato adesso a superarla.
I grandi cambiamenti impongono soluzioni rapide e lungimiranti, la velocità di questi cambiamenti richiede rigore, rispetto, partecipazione e tempestività.
Fondamentale resta la sfida per la salvaguardia della democrazia che riguarda tutti, a partire dalle Istituzioni.
I partiti sono chiamati a rispondere alle domande dei cittadini, che non si devono scoprire soli ed indifesi, devono, anzi, poter fare affidamento sulla politica per esprimere le proprie idee e la propria appartenenza alla Repubblica, ed è importante sollecitare questa passione.
Non manca un accenno alla Giustizia: “per troppo tempo è divenuto terreno di scontro, quello che invece è uno dei cardini della nostra Costituzione, per cui sono necessarie efficienza e credibilità”, per questo le riforme annunciate devono giungere a compimento.
Il nostro è il Paese, più di ogni altro, intitolato alla Bellezza, alle Arti e alla Cultura, ecco perché non può mancare una brevissima commemorazione a Monica Vitti, venuta a mancare ieri, mercoledì 3 Febbraio, dopo una lunga malattia.
Tra gli obbiettivi di Mattarella vi è quello di costruire un’Italia più moderna, proseguire la lotta alle disuguaglianze e alla povertà. 
Le morti sul lavoro feriscono la società, a ferire la dignità del nostro Paese, invece, è la costrizione a scegliere tra lavoro e maternità, le mafie, i ricatti della criminalità, la complicità di chi fa finta di non vedere, a difenderla è un’informazione libera ed indipendente.
Mattarella non scorda di dedicare un pensiero alla memoria di David Sassoli, e conclude con un entusiasta: “viva la Repubblica!”
Il Presidente della Repubblica non si scorda di nessuno, né dei vivi, né dei morti. Il suo discorso non manca di solennità, è tutto giusto, ogni frase è degna di plauso, le parole risuonano in diretta nazionale in maniera impeccabile. Le pecche stanno nella vita di tutti giorni, fuori dal Quirinale, nei giorni come tanti, quelli dove non si vota, non si giura e non si applaude. Le parole di Sergio Mattarella si incastrano come in una composizione poetica. Monica Vitti, proprio lei, a tal proposito disse: “i poeti non cambiano, ma forse cambiamo noi, e dobbiamo fare una strada intima per ritrovare la poesia nella quotidianità”. Ecco. La strada è in salita, frastagliata e piena di ostacoli, le belle parole risollevano gli animi, ma non facilitano, né accorciano, né addolciscono il tragitto.