di Abbatino

Non c’è che dire, salvare il Natale è una priorità. La festività interessa fino ad un certo punto, obiettivamente. È l’economia che sta intorno alla ricorrenza che va salvaguardata, non il rito religioso. È questo il pensiero dominante che spinge verso le prossime restrizioni. Non ci sono valori religiosi, ma il valore del Pil, che verrebbe di nuovo azzerato da chiusure incontrollate e deleterie anche per la salute mentale degli italiani che combattono contro la pandemia. “Salvare il Natale” però non è una frase nuova. Lo scorso anno, a Novembre, già si parlava di “salvare il Natale”, e non fu molto salvo. Chiusure, iniquità, difficoltà, soprattutto perché i ricoveri e i contagi salivano a dismisura. Solo il vaccino – si narrava all’epoca – ci avrebbe salvato dalla pandemia e avrebbe salvato il prossimo Natale, cioè questo. Invece ci risiamo. Non basta il 90% dei vaccinati, quasi un’immunità di gregge, siamo di nuovo sotto scacco dei contagi, sotto Natale. Natale a rischio quindi, è nuova stretta e nuove chiusure. La colpa? Lo scorso anno si disse che gli italiani si erano un po’ adagiati, cullati sugli allori, adesso la colpa viene addossata ai No Vax. Ma come? Non ci avrebbero salvato i vaccini dal contagio? Invece? Invece non era tutto come ci raccontavano. I vaccini non bastano, anche perché non rendono invincibili, il contagio corre con loro, forse con meno malati gravi in terapia intensiva, ma continua a correre. Oggi come lo scorso anno, il Natale va salvato.