di Martina Grandori

Un progetto fuori dai soliti binari quello di AXO IN FABULA, bambola di pezza fatta con tessuti di recupero, scampoli o giacenze di magazzino, voluto assiduamente da Giulio Cappellini, art director dell’omonima azienda brianzola che da 75 anni progetta arredi e lancia spunti di vita.

Un piccolo, ma incredibile progetto sviluppato in tandem con la designer Elena Salmistrato, creativa immaginificache aveva già lavorato con Cappellini, e con cui ha indagato sul tema della rigenerazione socio-culturale attraverso una bambola di pezza. Il nome AXO è il diminutivo di Assolotto,  particolare specie di salamandra messicana, che possiede una sorta di potere magico, ossia la capacità di rigenerarsi, di guarire da solo (può ricreare persino i suoi  organi vitali). Un invito a tornare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, come diceva Gianni Rodari, “un bambino troverà la forza e il coraggio di lottare per costruire un mondo migliore solo se sarà capace di immaginare le cose che non esistono” E così Giulio Cappellini, grande fautore della libertà, affiancato dalla fantasia visionaria e surreale di Elena Salmistrato ha dato vita a AXO IN FABULA, un modo per mettere in primo piano due tematiche vitali per questi tempi: la circolarità e l’inclusione. Partiamo dalla circolarità, dall’attenzione ad gravare meno sull’ambiente, il tema dell’impatto dell’industria tessile sull’ambiente è un fardello non da poco, i tessuti già prodotti e non utilizzati rappresentano una risorsa a cui dare una seconda possibilità di vita, ecco perché quelli impiegati per queste salamandre simil pigotta (quelle bambole di una volta, cucite dalle nonne riutilizzando, riassemblando scampoli, di fatto erano pezzi unici) provengono dai magazzini Cappellini. E poi c’è il delicato problema dell’inclusione, l’importanza del re-inserimento delle donne e delle categorie fragili nella società, per offrire loro una nuova opportunità di vita e una rinascita. Il valore sociale di un oggetto le rende oltremodo speciale e di valore. AXO IN FABULA sono infatti prodotte dalle mani delle detenute del carcere di Bollate e di Monza grazie alla sinergia con la Cooperativa Alice che si occupa di queste categorie fragili e delle loro inclusione sociale attraverso il lavoro e a cui va il merito di aver avviato Ethically Made in Italy, la prima filiera italiana garantita WFTO (World Fair Trade Organization) che si adopera per una società inclusiva, per restituire centralità alla persona e incentivare uno sviluppo sostenibile attraverso l’artigianalità. Un pupazzo per tornare al mondo onirico. La fiaba contemporanea con un che di green, che porta speranza a chi le fa – la soddisfazione di creare, assemblare, cucire, riutilizzare in assoluta libertà è un procedimento terapeutico per l’animo umano, anche se non si è detenuti – e ricorda alla frenetica tribù del mondo l’importanza dell’immaginazione, della fantasia.