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sabato, 10 Dicembre, 2022

QUANDO LA CRISI DI GOVERNO APRE VORAGINI ALL’INTERNO DEI PARTITI

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di Susanna Russo

Dalla crisi di Governo alla crisi di partito il passo è breve. Ed ecco che Forza Italia perde pezzi, e non di quelli da poco.
Tutto è successo dopo l’ultimo voto di fiducia a Mario Draghi. Forza Italia questa volta si è tirata indietro e non ha accordato la fiducia a colui che ormai si appresta a diventare l’ex Presidente del Consiglio.
Alla fine del dibattito in Aula, Mariastella Gelmini si è avvicinata ai banchi dei senatori di Forza Italia e, secondo quanto riportato dai presenti, li avrebbe accusati di aver voluto la crisi di governo. La mancata fiducia a Mario Draghi da parte del suo partito, per il Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo di tutte le frustrazioni e colpi bassi subiti dalla Gelmini. I contrasti con la collega Licia Ronzulli sono ormai noti da tempo, e non è la prima volta che i giornali riportano, con tanto di repertorio fotografico, episodi in cui il Ministro si è lasciato trasportare dal livore. La Ronzulli non ha perso tempo e appena è riuscita raggiungere la collega fuori dall’Aula le ha intimato di andare a piangere da un’altra parte e le ha, poco simpaticamente, consigliato di assumere degli ansiolitici.
Se abbiamo assistito a diversi momenti di attrito e tensione, spesso vissuti con non troppo aplomb dalle parti in causa, possiamo però anche intuire che questo sia stato l’ultimo. Mariastella Gelmini ha ufficialmente lasciato Forza Italia, seguita a ruota dal collega Brunetta.
D’altra parte, soprattutto quando c’è da affrontare un momento così delicato, è chiaro che vengano in superficie tutte le fratture interne, quella più profonda, nel partito del Cavaliere, è quella che vede da una parte il blocco governista, composto dalla stessa Gelmini, a cui fanno compagnia, per l’appunto, Renato Brunetta e Mara Carfagna, e la fazione che più si avvicina allo stampo sovranista, capitanata proprio da Licia Ronzulli. Quest’ultima assicura di aver fatto il possibile per trovare una soluzione di continuità, ma che in ultimo non sia stato possibile.
La Gelmini non è stata colta impreparata da questo ultimo scossone, il dialogo con Calenda nell’ultimo periodo era molto fitto e si vocifera che il Ministro sarebbe pronta a voltare pagina e cambiare partito.
Sono comunque delle dimissioni amare per il Ministro degli Affari Regionali, che dichiara: “quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati”. C’è da riflettere sul fatto che, anche la caduta del governo attuale, per due ministri in carica, sarebbe stata forse altrettanto amara.
Entrambi i ministri lasciano un partito che, a loro dire, ha tradito se stesso e ha rinnegato la sua storia.
Sembra difficile, a tratti impossibile, di questi tempi, non rinnegare la propria storia politica, questo vale per interi partiti, ma anche e soprattutto per i singoli membri. Si dice che in guerra e in amore tutto sia lecito, ma in politica, o almeno quella che oggi viene definita tale, forse ancora di più.

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