di Gabriele Rizza

Dall’inizio dell’estate, la città di Piombino è unita in una protesta trasversale contro la scelta dell’ormai caduto governo Draghi di collocare nel porto la Golan Tundra, la nave rigassificatore che trasformerà il Gnl, il gas liquido, in gassoso, coprendo il 6% del fabbisogno annuo di gas in Italia. A guidare la protesta non è uno dei soliti personaggi dei “No” ma il sindaco Francesco Ferrari, di Fratelli d’Italia, partito mai contrario, a priori, alle grandi opere pubbliche e alla diversificazione energetica. Il punto è che la Golan Tundra verrebbe collocata a soli 300 metri dalle abitazioni, in un porto che è anche crocevia turistico. Scelta completamente diversa rispetto a quella fatta per Livorno, il cui rigassificatore non è collocato in una zona interdetta, lontana dalle case e non direttamente sulla costa. Analogamente, il sindaco di Piombino, e sicuramente buona parte della città, avrebbero di buon grado accettato di rigassificare il gas in loco. Invece, la protesta di Piombino ha assunto contorni passati inosservati dal mainstream. Ad esempio, Sabato 27 agosto, il programma In Onda di LA7 ha fatto un collegamento da Piombino intervistando il suo sindaco, alle sue spalle sventolavano bandiere con i simboli di Fratelli d’Italia, della Lega, di movimenti di sinistra, addirittura la falce e il martello. Non è stata solo una manifestazione occasionale: è da luglio che di fronte alla difesa del proprio territorio, al senso di appartenenza, alla responsabilità, la politica si è unita aldilà delle divisioni ideologiche per dire no alla Golan Tundra nel proprio porto a quelle condizioni. Grave è che nessun politico e nessun giornale nazionale abbia dato risalto alla notizia, sarebbe stato trasmettere un segnale di civiltà in una campagna elettorale che della divisione, della polarizzazione e dell’attacco totale ne ha fatto il modus operandi. Si è andati aldilà del tanto decantato “civismo” che tanto va di moda, solo per convenienza elettorale, per nascondersi dalla realtà che mostra come le comunità locali sono stanche dei partiti tradizionali; grazie al fatto che ognuno ha presentato con fierezza i propri simboli di appartenenza politica, abbiamo assistito all’esaltazione della politica. Quella politica che trova una sintesi, e occasionalmente genuine unioni d’intenti, quando a smuovere le acque sono le idee e il legame con il territorio, e non compromessi elettorali e comode composizioni di liste come accade in tante città italiane. Piombino è un messaggio positivo non colto per tutta la politica italiana e la stampa, è la dimostrazione che qualsiasi manifestazione autentica e sincera della politica nasca e si sviluppi nei comuni, palestra di democrazia e della partecipazione democratica.