di Mario Alberto Marchi

Oggi, giustamente, l’attenzione è tutta puntata sul piano vaccinale, considerato elemento chiave della ripresa, tuttavia quando una Regione come la Lombardia produce da sola il 20% del PIL nazionale, è doveroso avere ben presente la condizione economica sulla quale si va ad intervenire. Il quadro ce lo fornisce Assolombarda nel suo Booklet.

Le vendite all’estero delle imprese lombarde nell’ultimo trimestre del 2020 risultano del -2,3% inferiori allo stesso periodo del 2019. Un calo grave, ma che definisce già la capacità di reazione se paragonato  al  -7,9% nel terzo trimestre e la caduta verticale del -27,3% nel periodo aprile-giugno.

La portata del segnale di ripresa è ancora più apprezzabile se si considera che una regione come la Lombardia, per sua struttura produttiva fortemente industrializzata, è stata anche quella che ha più sofferto: 13,5 i miliardi di fatturato estero persi in un anno, con una flessione del -10,6% rispetto alla media nazionale del -9,7%.

Insomma, una capacità di rialzarsi notevole, ma che necessiterebbe di maggior sostegno per non rischiare di “sbiadire” a confronto delle regioni dirette concorrenti, come la Baviera che nel dicembre dl 2020 ha fatto registrare una ripresa dell’export sul 2019 del +4,1%. Del resto, la Germania ha “impattato” la crisi con un bazooka di aiuti da 821 miliardi di euro, cioè il doppio della cifra nominale italiana, che nelle realtà si è ulteriormente ridotta nel sistema di garanzie effettivamente riconosciute dal sistema bancario.

Tornando a fuoco sulla situazione della Lombardia, il report di Assolombarda entra nello specifico e ci dice che “Nonostante l’accelerazione positiva nell’ultimo trimestre dell’anno di meccanica, metalli e automotive, in tutti questi settori chiave per l’economia del territorio la caduta annua è superiore alla media del manifatturiero e compresa tra il -12% e il -15%. Tra i comparti di punta dell’export lombardo, resta inoltre particolarmente critica la situazione del sistema moda che nell’anno perde quasi il 20% delle vendite estere”.

Va notato come segno di quanto questa regione rappresenti sempre e comunque il motore economico, che – nonostante i numeri critici – la ripercussione sul mercato del lavoro sia stata più contenuta che altrove: la riduzione in termini percentuali è stata del -1,7% contro i dati delle altre principali regioni manifatturiere italiane, cioè Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, tutte oltre il 2%.

Suscitò grande scalpore una frase delle Vicepresidente della regione Letizia Moratti, che nel trattare della distribuzione delle dosi di vaccino, alludeva a considerare anche il Pil come elemento determinante: pur senza arrivare a tanto, è lecito chiedersi se in futuro non sia possibile immaginare una sorte di federalismo differenziato anche negli interventi di rilancio. Per il bene di tutti.