di Angelo Portale

Questa domenica il Vangelo racconta un evento particolare in cui Gesù alla fine pronuncia le seguenti parole: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria»

Trovo queste parole attualissime, ma non nel senso di significative per il nostro tempo di oggi, attualissime nel senso di senza tempo, perennemente valide per ogni uomo di ogni tempo. Sono parole che denunciano una delle attività che in continuazione facciamo senza neanche rendercene conto: mettere etichette, giudicare, proiettare, avere pregiudizi, “cosificare” in una definizione gli altri, interpretare in modo arbitrario la vita e le scelte degli altri.  Gesù non poté fare miracoli nella sua città perché i miracoli richiedono la fede. Una fede che quegli abitanti non avevano. Troppo poco capaci di meravigliarsi di fronte al nuovo, troppo incancreniti nel pensare: “Ah! Ma non è figlio di Giuseppe?!. Come a dire: “Si dai, ma tanto conosciamo chi è. Viene da una famiglia modesta, ecc., ecc…

Al di là delle specifiche parole dette, quel che ritengo molto importante è l’atteggiamento di questi abitanti. Un atteggiamento che anche noi agiamo quando non siamo più capaci di stupirci di fronte agli altri, quando pensiamo di conoscere tutto di chi ci sta accanto, quando diciamo: “Ah ma tanto ormai ti conosco!, oppure: “Sei sempre il solito” e robe simili. Pensare, parlare, agire così, vuol dire identificare l’altro con le nostre interpretazioni di lui. È un atteggiamento scontato, chiuso, soffocante, gretto, presuntuoso: l’altro non avrà più la possibilità di stupirmi, ormai l’ho incasellato dentro una etichetta. È un atteggiamento che non permette il miracolo dell’incontro vero con lui, della sua conoscenza, del suo desiderio di essere miracolo (non miracoloso) per me, cioè “cosa nuova”, “cosa bella”.
È un “non attendersi più nulla” che possiamo mettere in atto anche nei confronti della vita ed è un misto di disperazione e presunzione. Possiamo metterlo in atto anche nei confronti di noi stessi e di Dio! Sì, anche nei confronti di Dio, perdendo la fede!

Ogni volta che pensiamo di sapere, che presumiamo, che non ci aspettiamo più nulla, che mettiamo etichette, a chiunque, che facciamo pre-interpretazioni, che giudichiamo gli altri, noi stessi, Dio, la vita, oltre a fare del male al nostro prossimo, stiamo gettando una colata di cemento armato sulla nostra stessa vita, chiudiamo cioè il cielo sopra di noi e ogni possibilità di novità, di vita, di autentico incontro.