di Martina Grandori

In occasione della chiusura del Vertice G20 a Roma Carlo d’Inghilterra a villa Wolkonski, la residenza dell’ambasciatore britannico a Roma con 11 ettari di parco, compreso un orto, ha illustrato nell’ambito della Fashion Taskforce il suo nuovo programma a supporto di una moda sempre più etica e rintracciabile: l’identità digitale per il fashion system. La necessità di cambiare rotta, cambiare l’approccio al consumo sono una priorità per il figlio della regina Elisabetta.  Da decenni impegnato a supportare la causa ambientale, attivista per promuovere informazione e consapevolezza sulle vere condizioni del Pianeta, l’erede al trono britannico è un precursore di quella lotta alla crisi climatica per cui a Glasgow si discute in questi giorni, basta bla-bla-bla come ha attaccato Greta, le voci dei giovani sono le più disperate quando si tratta di climate change. “Abbiamo una responsabilità enorme nei confronti delle generazioni di chi non è ancora nato” ha dichiarato il principe di Galles invitato da Mario Draghi al Vertice. E la moda è sicuramente un comparto dell’economia mondiale che grava maggiormente sull’ambiente, ecco quindi l’idea di lanciare un digital ID per abbigliamento e accessori.

Un vero e proprio passaporto digitale che accompagna la produzione, custodendo tutte le informazioni necessarie sul prodotto per informare in maniera chiara e completa il compratore al momento dell’acquisto. Una sorta di certificato di garanzia ma etico. Volontà che al momento è ancora di un segmento di mercato circoscritto (purtroppo soprattutto brand del lusso) che crede nel cambiamento etico, e che in questa nuova nuova carta d’identità digitale vede un canale di comunicazione innovativo per far sapere ai propri clienti come i prodotti sono progettati, fabbricati e distribuiti. In una parola sola tracciabilità, le persone hanno il diritto di sapere se ciò che comprano è prodotto in modo sostenibile e le company – dalle piattaforme di shopping online ai rivenditori –  hanno la responsabilità di un fare trasparente ed etico. 

Un cambiamento significativo questo della digital ID anche per Federico Marchetti, fondatore di Ynap Yoox-Net-a-porter, gli e-tailer più influenti del panorama moda e lusso, che ha presieduto la Fashion Taskforce di Roma. Il futuro è verso la sostenibilità e trasparenza, fornire informazioni sul come i prodotti sono progettati, fabbricati e distribuiti è il mezzo più efficace per permettere ai clienti di fare acquisti in maniera consapevole, informata per lo shopping futuro. 

Ma questo cambio di rotta perché diventi routine, non è ancora scontato e assodato. La fiducia nel sistema non è consolidata, bisognerebbe concretamente iniziare un processo di transizione della moda che coinvolga sia l’olimpo del lusso – molto più predisposto – sia tutto il comparto del fast fashion, grande colpevole, nonché gli investimenti delle banche multilaterali per lo sviluppo che  hanno come mandato principale quello di ridurre la povertà e promuovere lo sviluppo economico. Finanza, banche multilaterali, aziende e governi devono di fatto allinearsi velocizzando il processo di cambiamento, ma  soprattutto attirando nuovi investitori a favore di una moda sostenibile. 

Per Federico Marchetti, che ha nel dna la tecnologia e vede nel digital ID di un abito un futuro non così lontano, consentire ai protagonisti della supply chain di fornire tracciabilità sul prodotto, estendendone anche la longevità a favore di una circolarità, è l’obiettivo cardine a cui guardare. Un progetto ambizioso, speriamo di tutti e non alcuni.