di Martina Grandori

Milano si fa bella e pensa già alle Olimpiadi invernali del 2026, fra i progetti più nuovi, capaci di ridare smalto alla zona della Stazione Centrale con MI.C, due torri adiacenti progettate da Park Associati di Milano che prenderà il posto dell’hotel Michelangelo, storico edificio degli anni Sessanta in Piazza Luigi di Savoia, crocevia della città che è sempre alla ricerca di una nuova immagine. Una costruzione di 93,5 metri d’altezza – 22 piani di cui 4 interrati  (108 nuovi posti auto) – per uffici, svetterà in questa zona dove la Stazione Centrale resta l’architettura predominante, eredità storica del capoluogo lombardo, il tutto circondato da verde e molta più attenzione ai pedoni e alla viabilità a basso impatto, l’obiettivo del Comune di Milano è creare una piazza di “nuova generazione”, dove il contesto urbano sia molto vivibile e piacevole. Una velostazione per le biciclette, il rifacimento del manto stradale, percorsi pedonali, un giardino ai piedi del nuovo complesso, con la piantumazione di 65 alberi e l’ampliamento di 900 metri quadri oltre i 1.350 attuali,  e un nuovo arredo urbano sono alla base della transizione ambientale di questo angolo che comunque manterrà la pre-esistente stazione di taxi e bike sharing. In poche parole sarà riqualificato il distretto di piazza Luigi di Savoia, via Doria (davanti all’antica Cascina Pozzobonelli), il tratto di via Scarlatti fino a via Macchi, via Lepetit (fino all’ex hotel) e una porzione di piazza Duca d’Aosta. 

L’approccio green è al centro di questa riqualificazione in nome di una responsabilità  ambientale che diventa rigenerazione della città anche da un punto di vista costruttivo: Park Associati ha sposato il concetto di urban mining (estrazione urbana di metalli), una scelta alla cui base c’è la circolarità, il riutilizzo di quello che un tempo veniva classificato come rifiuto e che oggi ha un grande potenziale. Ecco che così MI.C verrà costruito sfruttando le materie prime (specialmente i metalli) pre-esistenti dell’hotel Michelangelo, recuperando tutto ciò che è possibile delle sue componenti, ottenendo così materie prime seconde generate dal riutilizzo di rifiuti edilizi che altrimenti andrebbero ulteriormente ad impattare sul sistema di gestione dei rifiuti.