di Marzio Milord

Il toto nomi per il Colle impazza e, tra soggetti di spessore quali Silvio Berlusconi, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Finocchiaro, ovviamente non poteva nascondersi Mario Draghi; il fatto è che quando si associa l’attuale premier alla Presidenza della Repubblica, automaticamente si menzionano come primo ministro Marta Cartabia o Giancarlo Giorgetti, e non certo un ignorante come Luigi Di Maio che non solo come ministro dello sviluppo economico è stato un disastro ma come ministro degli esteri è sparito dai radar da mesi, onde evitare di essere impallinato ad ogni uscita pubblica, fisica o sottoforma di dichiarazione.

Quando va all’estero, si porta una schiera di collaboratori e traduttori, alla faccia della spesa pubblica e perché non conosce le lingue, non sa mettere un discorso in fila in italiano figuriamoci in inglese, non conosce la politica estera, sbaglia i cognomi dei capi di Stato e si mormora che in consiglio dei ministri faccia sempre scena muta. Tutto nella norma insomma, visto che è schiacciato da uomini di spessore ovunque si giri; si può essere o non essere d’accordo sull’operato di questo Governo ma è oggettivo il fatto che “Giggino da Avellino” sia il perno debole di tutto il meccanismo, un ragazzetto che quando va in televisione si mostra rampante per la giovane età ma che di politica, economia, imprenditoria, giochi di palazzo sa davvero poco. Questa, non è solo una figuraccia per lui, ma per lo stesso governo e per il Movimento 5 Stelle, che ormai è un partito che fa capo a tre uomini, i quali tutti insieme non fanno un cervello pensante.

Pensate proporre al mondo uno come Luigi di Maio, totalmente estraneo alla politica se non per criticarla e a sua volta farne parte “tanto per esserci e portare lo stipendio in saccoccia a fine mese”, scelto da un sito web, ignorante sotto tanti profili e che sa a malapena l’italiano. Povera Italia. Noi tifiamo per Silvio Berlusconi al Colle e Mario Draghi a Palazzo Chigi, sperando nel 2023 in regolari elezioni nazionali.