di Marzio Milord

A suon di “sapevamo ma non siamo potuti intervenire”, “sapevamo ma non abbiamo fatto in tempo a farmarli”, “il poliziotto in borghese testava il moto ondulatorio della camionetta della polizia”, va avanti la palese crisi del Ministero dell’Interno, a causa del principale inquilino Luciana Lamorgese. Tra sbarchi d’immigranti senza tregua, dissapori all’interno dell’esecutivo, critiche da parte di destra e sinistra, furti e spaccio di droga aumentati a livello preoccupante, il lavoro della Lamorgese sembra essere costantemente sotto la lente d’ingrandimento di molti. Aggiungiamo, giustamente.

Il Ministro dell’Interno, in quota Movimento Cinque Stelle, altrimenti non si spiegherebbe cotanta incompetenza sotto il profilo della sicurezza nazionale e nei discorsi davanti alle platee parlamentari, si sta distinguendo come figura non adatta al ruolo, che talvolta si permette di dare spiegazioni farlocche ai seri problemi del paese. Le manifestazioni anti green pass devastano città e nessuno interviene, ma anzi si lasciano agire i facinorosi per (tentare) di screditare la destra politica, i rave party si moltiplicano ma, pur sapendo ora e luogo, i partecipanti si lasciano bivaccare e scambiare bacilli in abnormi assembramenti, mentre i lavoratori onesti e impegnati dalla mattina alla sera per portare un misero stipendio a casa sono bastonati e privati dei soldi, se non forniti del certificato verde. Tutto ciò è un controsenso che premia facinorosi, dissidenti e fancazzisti, a scapito di onesti lavoratori; giusto il green pass, ottimi i controlli, avanti con i vaccini, ma in un paese democratico non si fermano con l’idrante i protestatori pacifici, lasciando agire i neo fascisti e gli anarchici di sinistra, adducendo poi che è mancato il tempo d’intervenire, quando invece si avevano tutte le informazioni a monte sui loro spostamenti.

Le spiegazioni in Parlamento, come sulla carta stampata, del Ministro Luciano Lamorgese non sono discorsi di risoluzione politica, ma una presa in giro, screditati dalla stessa politica italiana, sbertucciati dalla satira televisiva e di settore, e una grande figura barbina agli occhi dei paesi esteri. Ciò che fa ridere è che l’unico ha il coraggio di difende Luciana Lamorgese sia il primo ministro Mario Draghi che, pur di tenere in piedi il Governo con la massima serietà che ha sempre contraddistinto la sua carriera, farebbe salti mortali; Forza Italia muta, Lega in attacco, M5S (partito che l’ha presentata) non pervenuto, Pd assente, della sinistra non si hanno tracce. L’unica che va giù duro è Giorgia Meloni ma è l’unica opposizione, in più con pochi parlamentari; meglio attaccare il Ministro fuori dal Parlamento che dentro, visto che più di 2\3 della compagina fa parte del Governo.

Dimissioni del Ministro? Macchè! Aspettiamo una mini guerra civile ingestibile, poi forse ci penserà.