di Gabriele Rizza

L’economia, per sua natura, prima o poi necessita della praticità per non far cadere la realtà nel baratro. In economia, la teoria ideologica va bene finché il più forte difende i propri interessi reali, e quando il contesto cambia, cambia anche l’ideologia. È semplicemente quanto accaduto con l’uragano della pandemia: anche i Paesi falchi dell’austerità e i feticisti dei parametri di Maastricht, dei conti in ordine e del debito a zero, hanno abbracciato la via dei deficit di bilancio, dell’intervento massiccio della BCE nell’acquisto dei titoli di stato, anche i Paesi spreconi della periferia europea. Del resto, gli ultimi interventi pubblici dei Paesi angeli dei conti, Austria e Olanda, risalgono alle trattative per il Recovery Found, dove solo per pura rassegnazione alla tragedia economica scatenata dal Covid – 19, è stato trovato un accordo per la prima volta favorevole, ma non troppo – è pur sempre debito pubblico – ai paesi del Mediterraneo.
Ciò che più fa scalpore – e che magari potrebbe anche indignare perché ci fa capire che certe cose potevano essere fatte prima senza sacrificare sull’altare del pareggio di bilancio famiglie e imprese – è la scoperta che fare deficit può essere produttivo, e addirittura può abbassare il debito pubblico nel medio- lungo periodo. La lezione ce l’abbiamo sotto gli occhi, qui in Italia: Il governo Draghi prevede per il 2021 una crescita del 6%, con un deficit di bilancio altissimo, il 9,4% e, per il 2022 e 2023, deficit del 5,6% e del 3,9%, ma con una discesa del rapporto debito/Pil dal 155,6% del 2020 al 147,9%.
Anche la Germania di Angela Merkel, che nel 2011 sentenziò la condanna della Grecia come se avesse perso una guerra, segue la stessa strada, e addirittura sostiene la linea Draghi. Una realtà così capovolta, suonerebbe come una barzelletta della politica, se un cittadino tornasse indietro all’epoca del governo Monti a raccontare un futuro nemmeno così lontano. Una realtà che confonde, se ricordiamo quel “siparietto” durato diversi mesi sulla possibilità del governo gialloverde di fare un deficit del 2,4%, poi diventato 2,2% per andare incontro alla richiesta della Commissione europea che chiedeva di restare al 2%.
Negli ultimi due anni abbiamo visto un balzo del quasi 20% del nostro debito pubblico, avremo deficit vertiginosi eppure siamo ancora in piedi, senza l’incubo dell’inflazione. La semplicissima lezione da imparare è che in economia l’ideologia va accantonata, ciò che andava bene ieri, può non essere la formula vincente per il domani. L’economia è fatta da uomini, e gli uomini sono in fondo imprevedibili, ma sanno adattarsi. Non può essere diverso per l’economia.