di Martina Grandori

Balconi meravigliosi illuminati con decorazioni strabilianti, alberi di natale sintetici avvolti da file di luminarie che si accendono e spengono a ritmo di Jingle Bells, festoni alle porte, fiocchi e fiocchetti, addobbi glitter, carte da pacco, nastri, adesivi: una corsa all’addobbo in previsione dell’arrivo di Babbo Natale, una gran voglia di pensare ad altro avendo sulle spalle un secondo anno di pandemia. Ma spesso ci si dimentica che questo periodo di luminarie e addobbi ha un impatto ambientale non indifferente sull’ambiente.  Per Selectra, società che confronta i prezzi di luce, gas e internet, portare la magia delle feste a casa o in ufficio o nei negozi porta l’Italia a consumare quotidianamente 1.603 MWh (stimando un’accensione di 6 ore al giorno), ovvero 46.479 MWh per tutto il periodo fino all’Epifania. Questo significa che in atmosfera vengono emesse ogni giorno 651 tonnellate di CO₂ per un totale di 18.870 tonnellate di CO₂ per l’intero periodo, circa le stesse emesse da 315 automobili in un anno.  Per compensare a queste emissioni, solo in Italia bisognerebbe piantare quasi 1000 alberi. E se poi si pensa al caro bolletta che sfiora il +210% del costo dell’energia, l’impatto è fortissimo anche sul portafoglio. Sempre dallo studio condotto da Selectra, la famiglia italiana in media illumina la propria casa con fili da 300 luci, LED, ma che comunque siano consumano nonostante consentano un risparmio energetico dell’80%. Consigliabile quindi limitare l’effetto wow con migliaia di lucine ovunque, cercare di spegnerle quando non si è a casa o di notte e per chi ha voglia avvalersi di una smart plug per gestirle da remoto o con un timer, basterebbe un’ora in meno al giorno per ridurre l’impatto ambientale di 109 tonnellate di CO₂ ogni giorno. E poi perché no, valutare l’ipotesi di scegliere energia che proviene da fonti rinnovabili anziché quella tradizionale.

Ma non sono solo le bellissime luci che decorano balconi, monumenti, vetrine e centri commerciali, ad essere sotto accusa. Shopping, regali, packaging sfavillanti, spostamenti in città per evitare l’uso di mezzi pubblici, pranzi e aperitivi: l’impatto ambientale di questa festa è un qualcosa a cui non si pensa mai.

Partiamo dal cibo, in questo mese si consuma l’80% di cibo in più, ne va da sé lo spreco di packaging e l’aumento del cibo che poi si getta (32%) perché di fatto si compra sulla scia di offerte speciali anche ciò che non occorre, non si consuma, scade, finisce in pattumiera senza troppe remore, anche se ogni tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO₂. E pensare a quelli che si mettono in fila alle mense della caritas e quanti hanno difficoltà ad assicurarsi il cibo quotidiano. Nella lista nera ci sono anche le confezioni regalo: per Greenpeace, ogni chilo di carta regalo prodotta è responsabile dell’emissione di 3,5 kg di CO₂, e per produrla si impiegano 1,3 kg di carbone, ma non importa perché il giro d’affari solo in America di questo contorno natalizio nel 2020 vale 16,245 miliardi di $ e le previsioni di crescita prevedono che raggiunga i 35,767 milioni di $ nel 2028, perché a differenza delle usanze dell’Oriente, l’Occidente adora sempre impacchettare e infiocchettare qualsiasi tipo di regalo. Bisognerebbe imparare a riutilizzare sempre più spesso la carta regalo di altri doni o avanzi di tessuto, evitando nastri adesivi, fiocchi e lazzi che son sempre realizzati con derivati della plastica come la seducente carta patinata tanto lucida e perfetta che però ha l’infelice peculiarità di rifiuto irrecuperabile.

Insomma non proprio un punto della situazione roseo se si considera che il Natale è nascita, è gioia, è famiglia, se si pensa a quanto media e social tempestino il loro pubblico con messaggi su circolarità, salvaguardia e rispetto per l’ambiente. Forse sarebbe il caso di pensare anche solo prima di comprare un panettone o chiedere in un negozio la confezione regalo.