di Martina Grandori

Sono capaci di creare benessere e armonia, sono un filtro naturale che permette all’uomo di respirare aria pulita. Attraverso la fotosintesi, trasformano acqua e anidride carbonica in ossigeno utilizzando semplicemente l’energia proveniente dai raggi solari che tocca le foglie. Restituiscono quell’ossigeno vitale inglobando anidride carbonica, ma nonostante ciò l’uomo continua inarrestabile la sua opera di disboscamento, vedi la strage in Amazonia o la debole politica di riforestazione che si attua a livello mondiale. Nel libro Ci vuole un albero per salvare la città (Ponte alle Grazie), per il botanico e biologo francese Francis Hallé “non esiste nessuna tecnologia, neppure la più sofisticata, che raggiunge la complessità e la perfezione degli alberi”. E la tecnologia è proprio un tema caldissimo, quella inventata dall’uomo ha pervaso le esistenze, senza di lei non si è, apparentemente, più in grado di far nulla. Secondo Francis Hallé è la prima forma di tecnologia perfetta è stata proprio quella degli alberi più di 2 miliardi di anni fa. Ma facciamo un passo indietro, torniamo al momento della loro creazione per capire meglio di cosa si sta parlando, di quel qualcosa che è senza difetti, che non può essere migliorato. 

Sulla Terra 2,7 miliardi di anni fa una nuova forma di vita comparve: i microbi fotosintetici, capaci di utilizzare l’energia solare per convertire l’anidride carbonica e l’acqua in energia chimica, rilasciando ossigeno come “scarto”. Era appena nata la tecnologia che cambiò il corso della vita sul nostro pianeta, quella delle piante verdi che ancora oggi permettono la vita alla maggior parte degli esseri viventi. Da quei microbi fotosintetici agli esemplari di oggi, la specie si è evoluta in moltissime varietà che hanno dato vita alla botanica, ma tutti hanno una caratteristica comune: non hanno la possibilità di muoversi e dunque hanno sviluppato strategie estremamente sofisticate per sopravvivere.  

Per Francis Hallé l’albero trascende gli aspetti tecnici e le finalità meramente estetiche e diventa un elemento fondamentale per le future città sostenibili e resilienti, dove al primo posto dovrà esserci la natura. Per contribuire a questo grande, immenso, progetto ambientale ma anche e soprattutto culturale, perché non regalare un albero