di Gabriele Rizza

“La vittoria ha cento padri, la sconfitta è orfana”, così recita un detto forse attribuibile a Kennedy, o addirittura a Galeazzo Ciano, genero del Duce. Di certo, è un concetto che rispecchia ad oggi l’andamento del centrodestra: da una parte c’è chi si proclama leader della coalizione per la vittoria nei sondaggi, dall’altra nessuno si assume responsabilità per le sconfitte pesanti subite in alcuni comuni storicamente amministrati dal centrodestra, Verona e Catanzaro. Due comuni diversi oltreché distanti, ma importanti, uniti in questa tornata elettorale dalla vittoria del centrosinistra per demeriti del centrodestra.
Demeriti che hanno una radice comune con differenti diramazioni. Tutto parte semplicemente dal tergiversare sui nomi dei candidati a Sindaco, accumulando ritardi che hanno inevitabilmente inceppato la campagna elettorale e mostrato debolezza agli occhi dei veronesi e dei catanzaresi. Lo stesso Federico Sboarina, Sindaco uscente, ha dovuto attendere i da Matteo Salvini e Giorgia Meloni il via libera per ripresentarsi, facendo perdere circa un mese alla coalizione. Peggio è andata a Catanzaro, dove a parte la candidata di Fratelli d’Italia, la deputata Wanda Ferro, il centrodestra non si è proprio presentato,  ma trasformato in liste civiche per appoggiare Valerio Donato, nel PD fino a gennaio. Nel capoluogo di Regione Forza Italia è diventata la lista “Catanzaro azzura”, La Lega “Prima l’Italia”, mentre il consigliere regionale locale di Fratelli d’Italia ha fatto una lista contro il suo stesso partito che aveva una candidata che correva da sola con il simbolo del partito. Lo stesso Fratelli d’Italia ha presentato il suo candidato solo il 12 maggio, il giorno prima delle chiusure delle liste, per ferma volontà di Giorgia Meloni che, solo in ritardo, si è accorta del pasticcio di Catanzaro. Sembra assurdo ma è successo davvero in un capoluogo di Regione con un Sindaco uscente di centrodestra per due mandati, segno che, a livello locale la dirigenza dei partiti Forza Italia, Lega ed Fdi non sia riuscita ad esprimere un nome, a individuare in dieci anni di amministrazione un figura univoca e presentabile, senza doversi aggrappare ad un professore universitario storicamente del PD pur di vincere e confermare i seggi dei consiglieri uscenti.
Due demeriti e sconfitte diverse, quindi. Verona città importante, vetrina e pedina ghiotta per i leader, Catanzaro abbandonata purché i campioni dei voti locali se ne stiano buoni. Due lezioni che il centrodestra deve metabolizzare e non commettere più. Non basta presentarsi uniti per vincere, bisogna essere coesi. Verona insegna questo. Catanzaro è la conferma di come la politica non è solo vincere ma avere  una classe dirigente capace, idee e progetti.