di Gabriele Rizza

Ciao Alitalia, ciao! La NewCo Ita raccolga la sua eredità, ma non dimentichi l’importanza dei lavoratori!
La storia di Alitalia si è chiusa nell’anonimato il 14 ottobre con il volo partito da Cagliari e atterrato alle 23:30 a Fiumicino. Un pezzo di storia imprenditoriale nazionale che se ne va, dopo esser stata tenuta in vita artificialmente per più di un decennio. Il marchio non è sparito, è stato rilevato dalla NewCo Ita per circa 90 milioni di euro. Un prezzo stracciato se pensiamo alla base d’asta pubblica che partiva da 260 milioni, sceso man mano che le aste mancavano di acquirenti. Ancor di più, un pezzo stracciato se pensiamo al potenziale che potrebbe avere una compagnia di bandiera di un paese come l’Italia: meta nella “top five” dei paesi più visitati al mondo, cerniera di tre continenti, Europa, Africa e ad Asia. I presupposti per un successo radioso tra i cieli ci sono tutti, ma è una delle tante contraddizioni che l’Italia si trascina dietro da decenni.
La storia tuttavia continua e oggi, 15 ottobre, si è festeggiato il primo volo di Ita, partito da Bari e arrivato a Milano con a bordo 60 passeggeri. L’ad Fabio Lazzerini punta a far diventare la nuova compagnia la più green d’Europa, al centro delle rotte internazionali, mettendo al centro i passeggeri. Ci si domanda però se si è partiti col piede giusto: comprare Alitalia è stata semplicemente una mossa politica, in nome del prestigio e della storia; ma in un periodo nero per i viaggi tra i cieli, forse quei 90 milioni spesi per la storia potevano essere spesi per non licenziare o assumere personale. Alla fine, a pagare per gli “orrori” strategici dei manager sono sempre stati i lavoratori, per quanto poi sui giornali sia stato comodo farli passare come i soliti italiani pigri e attaccati alla poltrona.
Non sono stati i lavoratori a puntare sulla tratta Roma – Milano mentre nasceva il Fracciarossa, non sono stati loro a tenere gli aerei in leasing senza comprarli, innalzando in modo vertiginosi i costi pur di risparmiare nel breve periodo. Non sono stati i lavoratori a non capire che nell’era della globalizzazione il futuro della mobilità aerea erano i voli internazionali. Colpa dei manager ma anche della politica e degli enti locali, che pur di accaparrarsi qualche voto sovvenzionano ancora le compagnie low cost pur di servire una manciata di migliaia di passeggeri, senza alcuna visione strategica e connessione con la compagnia di bandiera.
Si parta pure dal green, ma senza dimenticare le persone.