Il rapporto “GreenItaly 2021” di  Unioncamere e Fondazione Symbola evidenzia come la domanda di green job sia in costante aumento (28,3% dei nuovi contratti a tempo indeterminato riguarda queste professioni) e soprattutto sia diventata un’opportunità per chi, a seguito della pandemia, ha perso il lavoro e desidera dedicarsi ad un lavoro più creativo come l’ecodesigner. Proprio nel rapporto di GreenItaly fra le 10 figure professionali più innovative c’è quella dell’ecodesigner che non è necessariamente un architetto adepto alla bio edilizia o che progetta case sostenibili, l’ecodesigner è anche colui che applica la filosofia del recupero creativo di quelli che in origine erano scarti e che invece vengono trasformati in qualcosa di nuovo.

Dopo anni di consumo sfrenato di tutto, e la conseguente problematica della mole di rifiuti prodotta a scapito del Pianeta, ci si sta accorgendo quanto importante sia dare una seconda vita a quello che in origine erano scarti anche in ambito di design. 

La giornalista, artista e scrittrice inglese Katie Treggiden l’anno scorso ha scritto un interessante libro che è diventato una sorta di manifesto per gli artisti che sfruttano come materia prima la spazzatura per le loro opere. Si intitola Wasted: when trash becomes treasure (Ludion), 30 artisti illustrano le loro creazioni in cui la spazzatura diventa un tesoro, un patrimonio di circolarità. Vivere il presente cercando di contribuire a cambiare approccio a ciò che buttiamo, un cambiamento abitudinale e comportamentale fondamentale se si vuole fare qualcosa. Da chi trasforma lavandini e servizi igienici in vasi, a chi trasforma ombrelli rotti in lampade da tavolo, alla plastica di scarto che diventa mobili o articoli per la casa. La pandemia ha portato più consapevolezza nell’apprendere quanto sia importante l’impatto ambientale anche nelle più banali delle abitudini, un’esempio su tutti il tempo infinito che impiega un sacchetto di plastica a lasciare la Terra e quanto poco tempo invece si impiega a buttarlo distrattamente per terra senza riflettere sulle conseguenze. Un comportamento più consapevole, educato può davvero fare la differenza per il cambiamento climatico. In Italia fa parlare di sé l’artista e designer milanese Elisa Carovilla e la sua riqualificazione creativa, quel recupero sofisticato di oggetti preziosi in disuso trasformati per dare loro una nuova collocazione nella scenografia di diversi spazi abitativi. Riconsegnare valore a materiali di recupero e oggetti antichi rendendoli attuali con accostamenti azzardati e originali, il tutto all’insegna di un dialogo scherzoso tra artigianalità, espressione artistica e design, con il duplice intento di preservare una produzione del passato – altrimenti destinata alla discarica – arricchendola del valore della sostenibilità. Una sorta di gioco al recupero colto e artistico.