di Abbatino

Con duecentomila contagi, e con l’accavallarsi di decreti del governo che non vengono pressoché mai discussi in aula, scappa fuori, non solo un nuovo obbligo vaccinale, ma anche le multe per chi non si vaccina. La multa è da sempre lo strumento che si utilizza in caso di disperazione, oppure in caso di insignificante simbolismo dell’autorità dello stato. Multare, nell’immaginario collettivo è considerato obbligo o costrizione a tenere comportamenti in maniera coercitiva. Nel codice penale è relegata nella parte più blanda dei delitti, però potrebbe essere anche considerata in questo caso una contravvenzione, come l’ammenda. Di fatto simboleggia l’ultima spiaggia, la mossa della disperazione e del fallimento. Costringere a vaccinarsi quando ci sono centinaia di migliaia di casi di contagiati tra i vaccinati non è proprio così convincente. Anche se, va detto, dalle statistiche emerge che chi si vaccina non rischia di finire in rianimazione o intubato. A chi non hai concesso in questi mesi di andare a prendere neppure il caffè al bar, come puoi convincerlo con una multa a vaccinarsi? Da quanto si riesce a percepire dai dati che vengono confusamente proposti, essendo saltato completamente il tracciamento, si muore di meno adesso, al netto dei più fragili, che sono già morti nelle ondate precedenti, un dato che nessuno sembra tenere in considerazione. Comunque, senza voler essere malpensanti, la multa di qualche centinaia di euro, aumenterà l’ira dei cittadini e non riuscirà nell’intento di convincerli a vaccinarsi. È l’ultima trovata di un governo preso alla sprovvista da Omicron, che non ascolta nessuno, tantomeno l’opposizione in parlamento, e si muove sperando che il buon Dio ci dia una mano. È un po’ come quando si correva dietro al singolo che faceva jogging sulla spiaggia durante il lockdown: non avrebbe contagiato nessuno, non si sarebbero cambiate le sorti della storia della pandemia multandolo. Adesso la multa, che non fermerà il contagio, che non placherà le proteste, che non fermerà la pandemia, che certifica il fallimento del modello italiano, tanto sbandierato dai giornaloni nazionali.