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venerdì, 2 Dicembre, 2022

LA MODERNITÀ CHE SFRUTTA I PEDALI: PRIME CONDANNE PER CAPORALATO E CONSEGNE A DOMICILIO

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di Gabriele Rizza

Arrivano le prime condanne penali nell’ambito della gig economy, la nuova economia che avanza e che tanto successo ha ottenuto dal lockdown ad oggi. A Milano, il gip Teresa De Pascale ha inflitto una pena di 3 anni e 8 mesi a un intermediario della società di pony express Flash Road City e Frc srl, che reclutava fattorini per le consegne a domicilio per conto della più famosa Uber, quest’ultima è stata invece citata come responsabile civile nel procedimento.
Il reato è quello di sfruttamento e caporalato. Secondo la sentenza, 44 fattorini venivano “pagati 3 euro a cottimo” e “derubati” delle mance e “puniti” con una decurtazione dei compensi in caso di comportamenti ritenuti non idonei, e come se non bastasse, questi lavoratori dovevano anche pregare, aspettando per giorni di ricevere quel misero compenso. La magistratura ha disposto anche il sequestro di 500 mila euro cash della società di intermediazione, che in buona parte saranno destinati come risarcimento per i lavoratori sfruttati, circa 10 mila euro a testa. Un lieto fine, dunque, di una situazione però taciuta da troppo tempo. È tragicomico come, i nuovi lavori che la modernità offre, siano in realtà quelli dove dilaga lo sfruttamento, anziché il progresso sociale. Il rider non è certo il lavoro della vita, quello che un essere umano farà suo per tutta la propria esistenza lavorativa, sono “lavoretti” per studenti, immigrati, ma anche di quei papà e mamme che in un periodo di crisi come questo farebbero di tutto pur di non far mancare un pranzo e una cena ai propri figli. Sono tante le storie di persone a cui il Covid ha tolto il lavoro e si sono sacrificate con qualcosa che non rientrava nel loro ciclo di studi e professionale. Motivo ancora più valido per dare un’ulteriore stretta legislativa in garanzia dei diritti sociali. Non è vero che gli italiani non vogliono fare certi lavori, non vogliono stipendi da fame. Ecco perché il mondo dei rider è appannaggio degli immigrati, e dunque, oltre ad avere il feticismo degli sbarchi, un certo pensiero liberale e buonista dovrebbe battersi per i diritti degli immigrati che pedalano per le nostre strade, lavorando onestamente.

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