di Martina Grandori

È da poco stato pubblicato il rapporto di Legambiente Ecosistema urbano, un’interessante analisi basata su 18 punti per investigare sulle reali condizioni ambientali delle città italiane. Si tratta di un rapporto realizzato da Legambiente con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, il primo studio che a livello mondiale si è posto come obbiettivo quello di organizzare i dati ambientali delle città con lo scopo di fornire un criterio di valutazione della sostenibilità ed un benchmarking delle prestazioni ambientali.  L’obiettivo è quello di misurare la febbre ecologica delle città attraverso una pagella fatta di 18 voci che sono: la qualità dell’aria (biossido di azoto, ozono e PM10); l’acqua (consumi idrici domestici, la dispersione della rete idrica, l’efficienza della depurazione); l’ambiente (solare pubblico, isole pedonali, alberi in aree pubbliche, uso efficiente del suolo); i rifiuti ( produzione rifiuti pro capite, raccolta differenziata); della mobilità (offerta del trasporto pubblico locale, fruitori effettivi del trasporto pubblico locale, tasso di motorizzazione, vittime della strada, piste ciclabili). La fotografia è quella di un’Italia dove la spaccatura nord e meridione c’è, molte città sono nella seconda parte della classifica, 105 le città analizzate prendendo in esame i 18 punti. A l vertice della classifica come città più green, si riconferma Trento, seguita da Reggio Emilia e Mantova. Milano al trentesimo posto, Torino all’ottantunesimo, Roma all’ottantaseiesimo e ultima, al centocinquesimo posto, Palermo.

Un sentore che i dati positivi emersi subito dopo la prima chiusura, non sono altro che dati momentanei, l’Italia non ha di certo un piglio ambientalista.

Se con il primo, severissimo, lockdown con l’Italia chiusa in casa, il telelavoro e attività commerciali nella maggior parte dei casi chiuse, si era pensato ad un cambio di rotta, i dati raccolti nel 2020 in merito alla qualità dell’aria non confermano questo trend, soprattutto per i capoluoghi e aree geografiche come la Pianura Padana. Qui la situazione peggiore per quanto riguarda la qualità dell’aria: il crollo dell’uso del trasporto pubblico (-48%), il trasporto merci, l’allevamento, un riscaldamento delle abitazioni ancora a legna o con pellet, camini o stufe, fanno salire sull’infelice podio questa Regione tanto operosa e altrettanto inquinata. La partita della pagella green di Ecosistema urbano si gioca sulla qualità dell’aria (principale indice, Torino in questa classifica la peggiore con un +12,9% in termini di Pm10, mentre Genova si distingue per la minor quantità di polveri sottili); sulla raccolta differenziata (Milano ha la leadership, anche se in questo anno a Palermo la differenziata è cresciuta del +12,3%); e il tasso di motorizzazione.

L’aumento delle piste ciclabili – Bologna ha registrato un +15% -, gli incentivi nel 2020 all’acquisto di mezzi alternativi, e il sempre più diffuso utilizzo di monopattini elettrici, ha sicuramente contribuito ad una mobilità più sostenibile arrivando a realtà come Reggio Emilia al primo posto come metri equivalenti/100 abitanti.  

L’Italia non si fa distinguere per eccellenze ecologiche nemmeno in fatto di acqua: il 36% dell’acqua potabile viene disperso per falle negli acquedotti, Macerata la migliore con solo il 9,8%, la peggiore Piacenza con il 19,8%. 

Cosa fare? I soldi dall’Europa sono arrivati, 25 miliardi su 191,5 stanziati, ma è anche vero che la transizione ecologica di un paese non è immediata, ma che soprattutto occorre che a guidare la transizione dei Comuni siano persone competenti. Uffici tecnici dovranno affiancare le amministrazioni locali e quella carenza cronica di personale specializzato, altrimenti il rischio è che tutte le risorse stanziate vadano disperse.