di Susanna Russo

“A proposito del video choc, te lo sei chiesto Giorgia Meloni se per caso non ci sia il reato di omissione di soccorso? Lo sai che è un reato? Ti sei accertata dell’identità dell’autore? Hai chiesto alla donna se acconsente alla diffusione delle immagini?” – Sandra Zampa (PD)

 “Anni passati a scrivere norme e a cercare di tutelare e proteggere le vittime di violenze sessuali e poi basta un video messo spregiudicatamente e cinicamente in circolazione per fare 100 passi indietro. E’ inaccettabile. #piacenza” – Anna Rossomando (PD)

“Indecente usare immagini di uno stupro, indecente ancora di più farlo a fini elettorali. Il rispetto delle persone e delle vittime viene prima di ogni cosa” – Enrico Letta (PD)

 E’ iniziata la campagna elettorale. E’ iniziata da qualche settimana e ha già assunto i risvolti più inaspettati e grotteschi. Perché la campagna elettorale non è fatta di post sui social che denunciano situazioni disperate e accadimenti drammatici, quella è routine, e basta scorrere i profili social della leader di Fratelli d’Italia, così come quelli di altri Segretari di partito, per rendersene conto. La campagna elettorale è fatta di critiche ed accuse mosse della controparte. E’ così da sempre. Tanto che Giorgia Meloni la campagna elettorale l’ha iniziata quando il suo partito si è messo all’opposizione.
Sono giorni che la stampa nazionale ed internazionale si scaglia contro Meloni per aver reso pubblico il video che ripercorre lo stupro commesso a Piacenza da un uomo richiedente asilo ai danni di una donna ucraina. Giorni che i membri del PD, unico reale oppositore di FDI alle prossime elezioni, esprimono considerazioni che dipingono la leader del partito nemico come un personaggio spregevole e assetato di potere, pronta a tutto pur di raggiungere le vette, anche calpestare la dignità di una donna che ha già subito uno dei torti più gravi che possano essere commessi.
Inutile precisare che il video sia stato reso pubblico dalla stampa e non dalla leader di Fratelli d’Italia, inutile precisare che se si ritiene strumentalizzazione il gesto di Giorgia Meloni, si deve ritenere strumentale alla campagna elettorale anche la dura reazione contro di lei; è invece forse meno inutile precisare che il 31 Luglio 2022 sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Aldo Grasso dal titolo: “Sui social e in tv: la morte in diretta non è più un tabù”. L’articolo racconta di come un evento tragico come la morte di Alika, uomo nigeriano ucciso a bastonate e soffocato a Civitanova Marche, venga senza alcun senso di pudore, volontà di tutela né rispetto per la vittima e la sua famiglia, mostrata ovunque. “La rete è il nostro nuovo ambiente di socializzazione, “luogo” in cui impariamo a comportarci, a divertirci, a soffrire. Persino a filmare un omicidio”. Le immagini della morte di Alika, quel famigerato 31 luglio, hanno fatto il giro dell’intera Penisola, senza che nessuno insorgesse, lo trovasse di cattivo gusto, o la considerasse una mancanza di rispetto, e in quel caso nessun volto era oscurato, le immagini apparivano chiare e nitide.
E’ vero, è tragico pensare che ci siamo ormai assuefatti alla morte, alla tragedia, alla violenza in diretta, ma è tragicomico tornare ad acquisire una certa sensibilità solo quando conviene.
Sono moltissimi gli esempi di foto e video che non avremmo voluto vedere e che forse proprio non avremmo dovuto vedere, ed è difficile stabilire se il fatto che servano ad aprirci gli occhi e svelarci la cruda realtà sia sufficiente a tollerare questa nuova deriva del giornalismo, ma se vogliamo indignarci indigniamoci sempre, non solamente quando il pensiero comune, quello dei “giusti”, ci vuole indignati.