di Alessandro Giugni

Le imprese italiane hanno ufficialmente subito l’ennesima umiliazione da parte dello Stato. La lettura del cosiddetto “Decreto Fiscale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 252 del 21 ottobre 2021, non lascia spazio a interpretazioni di sorta: le casse delle aziende saranno svuotate di ulteriori 2.5mld di euro.
Per comprendere la ragione per la quale in apertura si sia parlato di “ennesima umiliazione” è opportuno fare un passo indietro e tornare al marzo 2020.
A seguito dell’impennata di casi Covid registratisi nei primi mesi del 2020, l’allora Governo Conte dovette dettare una disciplina puntuale volta a colmare il vuoto normativo allora esistente con riferimento alla “quarantena” che coloro i quali fossero risultati positivi al Coronavirus avrebbero dovuto rispettare. A tal fine, venne emanato il Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, meglio noto come “Decreto Cura Italia”, tramite il quale vennero sanciti due principi fondamentali:

1) in primis, il periodo di quarantena, durante il quale i lavoratori positivi si sarebbero dovuti necessariamente assentare dai luoghi di lavoro, venne equiparato alla malattia;

2) in secundis, venne disposto che la retribuzione del dipendente assente a causa della contrazione del Covid-19 sarebbe stata esclusivamente a carico dello Stato.

Con la Legge di Bilancio 2021, poi, fu disposta la proroga delle predette tutele a tutto il 2021, senza, però, che fossero stanziate nuove risorse, ragione questa che, in tempi non sospetti, indusse l’INPS a denunciare l’impossibilità di sostenere nel lungo periodo la totalità delle indennità di malattia.
Ora, anche e soprattutto considerando le ripetute denunce di Confcommercio circa le esorbitanti perdite registrate dalle aziende italiane a causa della pandemia (si stima che siano sfumati più di 320 miliardi di euro di ricavi), tutto ci si sarebbe aspettato fuorché lo Stato potesse improvvisamente decidere di fare un passo indietro e tradire le promesse fatte nel Cura Italia.
Con il Decreto-Legge 21 ottobre 2021, n. 146 (il cosiddetto “Decreto Fiscale”) il Governo dei Migliori ha innovato la disciplina dettata nel Cura Italia come di seguito:

1) è stato confermato che, fino al 31 dicembre 2021, la quarantena sarà equiparata alla malattia;

2) è stata abrogata la previsione secondo la quale i costi connessi ai periodi di quarantena dei lavoratori saranno unicamente a carico dello Stato;

3) con riferimento ai dipendenti assicurati all’INPS, si è stabilito che, relativamente ai giorni di quarantena, essi avranno diritto all’indennità ordinaria di malattia, la quale, per i primi tre giorni, sarà totalmente a carico del datore di lavoro; per i giorni dal quarto al ventesimo sarà corrisposta per il 50% dal datore di lavoro e per il 50% dall’INPS; per i giorni dal ventunesimo al centottantesimo sarà a carico dell’INPS per il 67% e per la restante parte a carico del datore di lavoro. In ogni caso, si specifica che tutte le somme dovranno essere anticipate dall’azienda;
4) con riferimento ai dipendenti non assicurati all’INPS, è stato previsto che l’indennità ordinaria di malattia sarà unicamente a carico dell’azienda, con l’INPS che corrisponderà una tantum un contributo di €. 600 per ciascun lavoratore.

Calcolatrice alla mano, considerandosi una durata media della quarantena pari a 14 giorni, una retribuzione media di €. 80 per i lavoratori assicurati all’INPS e di €. 140 per quelli non assicurati, il costo complessivo delle quarantene, alla fine del 2021, ammonterà a €. 4.232.356.000, dei quali €. 2.542.756.000 esclusivamente a carico delle imprese. Una cifra questa che, fino a pochi giorni fa, nei bilanci era iscritta alla voce “crediti da incassare” e che ora dovranno essere cancellati. Considerando che una misura disincentivante al lavoro come il Reddito di Cittadinanza è costata allo Stato, dal 2019 al 2021, la bellezza di €. 19.600.000.000 e che per il 2022 è stato disposto un rifinanziamento pari a €. 7.700.000.000, sarebbe stato lecito aspettarsi, da parte di quello che è solito definirsi “Governo dei Migliori”, un intervento strutturale a sostegno delle aziende del paese e non, come invece è avvenuto, il più amaro degli scherzetti di quello che si prospetta essere un triste Halloween.