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sabato, 10 Dicembre, 2022

#conosciiltuosguardo. Il Signore ha revocato la tua condanna. Gioisci!

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di Angelo Portale

La serenità, quella vera e profonda, è uno stato d’animo non condizionato dagli eventi esterni. Non è condizionato da euforia momentanea, né da eccessiva eccitazione. È una forma di stato di quiete – non indifferenza, imperturbabilità o distacco – che con saggezza sa accettare quel che c’è e sa trasformarlo in strumento di crescita e consapevolezza. È quindi uno stato profondo e stabile, uno stato non condizionato da forme di sentimenti altalenanti che vanno e vengono. L’animo sereno può anche trovarsi in mezzo alla tempesta ma, la consapevolezza di essere profondamente ancorato in un luogo stabile, non lo lascia in balìa della tormenta. Non c’è luogo più stabile, “giustificante”, comprensivo, di Dio.
L’animo sereno, attraverso dolorosi distacchi, crogioli e tanta pazienza, ha creato dentro di sé una sorta di spazio in cui può gestire serenamente e senza panico ogni avversità: paure, avversità, frustrazioni, dolori.
La serenità non prescinde dal dolore, anzi passa per esso e lo trasforma. Metafisicamente il dolore non è necessario ma visto che esiste è necessario attraversarlo quando si presenta. Come si attraversa? Sentendolo senza etichettarlo con spiegazioni razionali. Le risposte al suo perché le troveremo, senza speculareintellettualmente, improvvisamente nella vita stessa, se sarà necessario, altrimenti ce ne faremo una ragione. L’importante non è trovare risposte a tutto ma non lasciarsi schiacciare da nulla. Se c’è dolore ci si immerge in esso, lasciandolo esprimere, con ogni emozione che suscita. Guardandole e sentendole come se fossimo un po’ spettatori che accolgono e un po’ protagonisti che vivono ma non interpretano, né creano resistenze, né scappano. I dolori da cui si scappa diventano persecutori e torturatori: nemici alle spalle.
Le letture di questa domenica ci invitano alla gioia. Stupendo quanto dice il profeta Sofonia: «Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia Israele, esulta e acclama con tutto il cuore […] Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te […] ».
Non è questo il luogo per fare disamine psicoanalitiche ma ogni uomo e ogni donna, spesso senza neanche rendersene conto, si portano sulle spalle un carico schiacciante di senso di colpa, quasi come una condanna,una sorta di senso di accusa sempre lì presente a tormentarli e a farli vivere in apprensione, paura, ansia, tormento. Non c’è un’unica risposta a questa realtà. Le cause non sono solo psicologiche ma integralmente esistenziali e quindi, in qualche modo, anche religiose. Vanno ricercate anche nel nostro modo di percepire il sacro, ciò che ci supera e non riusciamo a controllare.
Gesù, vero Dio e vero uomo, ha trasformato tutto ciò, ha trasformato la stessa religione. Questa non è più un culto per offrire sacrifici agli dei e tenerli a bada, ma il luogo della redenzione, la via necessaria per passare dalla paura al coraggio, dall’angoscia alla fiducia. Dio ha revocato ogni condanna che viene dal tuo super-io o dalla tua etica troppo intransigente. Basta sensi di colpa! L’amore e la fede vanno oltre l’etica e oltre la giustizia. Non fanno a meno di queste ma non ne rimangono vincolate. Non ci sono più nemici invincibili, non possono esserci più sensi di colpa invincibili, se il Signore è in mezzo a te, cioè se il tuo principio più alto viene dalla logica di Dio e non da quella umana. Quindi, «qualunque cosa il tuo cuore ti rimprovera», Dio è più grande e più misericordioso del tuo cuore. Se le tue valutazioni non ti permettono di redimerti, perché pensi di dover pagare per i tuoi sbagli, se le tue valutazioni ti condannano, Dio ti assolve e ti dice: «D’ora in poi non peccare più» e se dovesse accadere che ricadi, hai sempre una possibilità di redenzione, fino alla fine Dio ti aspetta come amico e mai come giudice. Per questo puoi gioire, perché il giudizio è nella mani di Dio e non nelle mani nostre. E Dio è sempre dalla parte dell’amore.

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