di Alessandro Giugni

«Il Consiglio europeo conviene che il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia riguarderà il petrolio greggio, nonché i prodotti petroliferi, consegnati dalla Russia negli Stati membri, con un’eccezione temporanea per il petrolio greggio consegnato tramite oleodotto». Si chiude così l’ultima bozza di conclusioni che ha anticipato l’inizio del Consiglio Europeo, chiamato a riunirsi in due sedute nei giorni del 30 e 31 maggio 2022 per decidere in merito all’adozione di un nuovo (il sesto) pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Come si può evincere dalla lettura delle poche righe poc’anzi riportate, la strada che il Vertice Europeo si è proposto di seguire è quella dell’embargo del petrolio russo,una mossa questa che, però, rischia di spaccare l’Unione Europea e di dimostrare l’incapacità dei 27 Paesi Membri di agire come un corpo unico, rendendosi, dunque, manifesta la debolezza dell’Occidente.
Negli scorsi giorni l’Ungheria aveva avanzato la richiesta di non bloccare fino a fine anno la variante meridionale dell’oleodotto Druzhba, costituendo essa l’unica fonte di approvvigionamento di greggio per Slovacchia, Repubblica Ceca, Croazia e per l’Ungheria stessa. In caso di mancata concessione della deroga suddetta, Orbán si era detto pronto a far saltare il tavolo delle trattative.
La Germania, di conseguenza, ha fatto fronte comune con la Polonia (con la quale condivide la variante settentrionale dell’oleodotto Druzhba), evidenziando come, laddove si fosse deciso di accogliere la richiesta ungherese, sarebbe stato adottato un provvedimento costruito su misura per un singolo Paese senza alcun criterio oggettivo e senza un’impostazione generale condivisa. Il presidente tedesco Scholz, dunque, ha proposto l’estensione dell’esenzione anche alla Germania.
Risultato? Il tavolo è saltato in quanto molti Paesi Europei, in primo luogo Francia, Italia e Spagna, hanno manifestato il loro profondo disappunto nei confronti della predettaprospettiva, ritenendo che un’esenzione di tal genere finirebbe per avvantaggiare enormemente le aziende tedesche, creando un divario competitivo che difficilmente potrebbe essere colmato.
Nella giornata odierna, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel proveranno a raggiungere un accordo, benché il percorso si preannunci estremamente complesso e la pluralità di interessi in gioco sembrino rendere impossibile la definizione di una linea comune. Nel caso in cui non dovesse risultare possibile individuare una soluzione, l’Unione Europea si esporrà ineluttabilmente a una manifestazione di debolezza e disunione di fronte alla Russia, anche e soprattutto considerando che, laddove dovesse concretizzarsi il mancato raggiungimento di un accordo, i leader europei potrebbero rinviare sine die la valutazione di qualsivoglia ulteriore misura di contrasto commerciale contro il Cremlino, finendo, così, per fornire a Putin una vittoria di immagine e comunicazione senza precedenti.