di Alessandro Giugni

Il New York Times di ieri, lunedì 7 marzo 2022, ha pubblicato in prima pagina una straziante fotografia ritraente una famiglia ucraina sterminata dai colpiti di artiglieria sparati dalle milizie russe in prossimità del fiume Irpin, che separa l’omonima città dalla capitale Kiev.
Questo scatto, facente parte di un lavoro di più ampio respiro volto a raccontare il confine russo-ucraino, è stato realizzato da Lynsey Addario, una delle più influenti fotogiornaliste della storia recente, nonché vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009 e attualmente in attività per il New York Times, National Geographic e TIME Magazine. La pubblicazione della fotografia precedentemente citata (visibile in copertina) ha scatenato sui social media un’ondata di indignazione, venendo da molti sostenuto che immagini come queste non dovrebbero essere pubblicate sui quotidiani o mandate in onda nei servizi televisivi a causa del fatto che certi contenuti possono urtare la sensibilità di molti, nonché in quanto esse costituirebbero una inutile e gratuita spettacolarizzazione della violenza.
Il ruolo della fotografia è, prima di qualsivoglia fine artistico, quello di raccontare il tempo che viviamo, i cambiamenti sociali, culturali e politici e le tragedie che ciclicamente si ripresentano, quasi a volerci ricordare l’incapacità dell’essere umano di convivere in pace con i suoi simili.
Questo 2022 si è aperto con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina.
E, come in ogni guerra, a pagare le spese del conseguimento degli interessi di politicanti di entrambe le fazioni sono i comuni cittadini, uomini, donne e bambini innocenti travolti in una spirale di follia che, ora dopo ora, miete nuove vittime tra le loro fila.
La fotografia e i fotografi, soprattutto in momenti storici come quello che stiamo vivendo, hanno il supremo e oneroso compito di elevarsi al di sopra delle parti, rimanendo neutrali e mettendo da parte le proprie posizioni (per quanto ciò richieda uno sforzo non indifferente), e di raccontare la realtà nuda e cruda per come essa si manifesta. Ciò in quanto nessun altro media è in grado di veicolare ai più lo stato delle cose per come esse si verificano. Con il passare dei decenni, le fotografie assurgono il ruolo di documento storico in grado di rendere ogni essere umano partecipe di una parte di storia che, altrimenti, correrebbe il rischio di venire posta nel dimenticatoio a seconda delle convenienze di questa o quella fazione politica dominante.