di Alan Patarga

Che la famiglia in Italia non godesse del “favor legis” ce ne eravamo accorti da un pezzo. Che qualcuno potesse incautamente associarle anche in modo indiretto il termine “ridondante” va però oltre ogni capacità di immaginare il peggio. E’successo, invece, nel corso della conferenza stampa che il premier Mario Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno tenuto per illustrare il Decreto Aiuti bis da 17 miliardi con il quale il governo uscente cerca di rispondere all’emergenza prezzi.
Si è pensato un po’ a tutti: ai pensionati, con la decisione di anticipare la rivalutazione degli assegni (che solitamente scatta a Capodanno, sulla base dei dati Istat) al prossimo 1° ottobre; ai lavoratori dipendenti, con un taglio complessivo dell’1,8% del cuneo contributivo sulle retribuzioni di luglio che avrà effetti (limitati) già sulle buste paga di settembre; ai consumatori in genere e alle imprese in particolare con sconti su accise e bollette. Basterà a contrastare l’impennata del costo dell’energia, dei carburanti, dei generi alimentari, insomma: di tutto? I sindacati dicono di no: Cgil, Uil e Ugl soprattutto hanno sottolineato come le cifre che effettivamente finiranno in tasca a lavoratori e pensionati saranno molto modeste, sostanzialmente irrisorie.

LO SCIPPO DELL’ASSEGNO UNICO

Efficaci o no, queste misure hanno un costo. Stimato dallo stesso esecutivo in 17 miliardi di euro. Una cifra superiore a quella annunciata (intorno ai 14 miliardi) e che ha reso necessaria una ennesima caccia alle risorse. Ebbene: 630 milioni di euroarrivano da un taglio dei fondi per l’assegno unico per i figli, partito appena cinque mesi fa, perché – udite udite – a conti fatti, in base alle domande finora pervenute, ci si sarebbe resi conto che le risorse stanziate erano in realtà “ridondanti”, cioè superiori al necessario.
Qualcosa però non torna: l’assegno unico è uno strumento – fortemente richiesto dal Forum delle Associazioni familiari, presieduto da Gigi De Palo – pensato per unificare una miriade di bonus e misure che spesso le famiglie non utilizzavano, scoraggiate da burocrazia e disinformazione. Detrazioni per i figli a carico, assegni familiari, premio alla nascita sono stati aboliti – con un tratto di penna – perché una sola misura, l’assegno unico per l’appunto, avrebbe dato ai nuclei familiari risorse equivalenti semplificando loro la vita. Per questa ragione sono stati stanziati 6 miliardi, nonostante i conti del Forum e dello stesso Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) indicassero un fabbisogno potenziale di 8-9 miliardi. Cioè non più di quanto lo Stato non spenda già, ogni anno, per il Reddito di cittadinanza.

 

MA PAGHIAMO TUTTO DUE VOLTE

“Nessuno ci rimetterà”, avevano garantito dal governo al momento del varo dell’assegno. I dati e le testimonianze dicono che, sia pure minoritaria, c’è una quota di famiglie che in realtà sta prendendo meno di prima. Il che già smentisce l’idea che le risorse stanziate potessero essere “ridondanti”: prima di dirottare anche soltanto un euro su altri capitoli di spesa, ci sarebbe stato da sanare quel danno. E poi: davvero la campagna di comunicazione di un evento epocale come il venir meno delle detrazioni per i figli a carico è stata all’altezza della situazione? Quante famiglie non sanno o non hanno capito cosa fare? Quante, inoltre, sono state scoraggiate dall’obbligo di presentazione dell’Isee? Quante, infine, sono stanche di non veder riconosciuto dallo Stato e quindi anche da fisco il bisogno di un vero ed effettivo quoziente familiare, un indicatore che tenga veramente conto dei carichi di un nucleo a cominciare dal numero di figli? Porre tetti (per esempio: per la riduzione del cuneo fiscale, oppure per gli aiuti a pagare le bollette) su cifre uguali per tutti senza capire che un single con 35.000 euro di reddito è quasi “ricco” e una famiglia con cinque figli e 80.000 euro non se la passa tanto bene è un’offesa al buonsenso, ma soprattutto uno schiaffo in faccia all’unico istituto naturale – la famiglia appunto – che ha un ruolo di ammortizzatore sociale prezioso e insostituibile. Le famiglie arrivano, con fatica e sacrifici, là dove il pubblico non sa, non può o non vuole arrivare: nell’educazione dei bambini, nella cura degli anziani, nel sostegno economico ai giovani. E se questo è essere “ridondanti”, cosa dire di uno Stato che chiede tasse per servizi che poi non riesce ad erogare in tempi utili (vedi alla voce: liste di attesa nella sanità), costringendo i cittadini contribuenti a pagarseli due volte, ricorrendo al privato?