di Alan Patarga

Il film è già visto. Il copione pressoché uguale. Protagonista, ancora una volta, una presidenza francese. Come se la lezione di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea non fosse servita a nulla, c’è chi sogna di tornare rapidamente a una politica monetaria restrittiva “whatever it takes”, a ogni costo. E’ da sempre la scommessa dei tedeschi e dei cosiddetti “frugali”, smaniosi da tempo di tornare a una gestione occhiuta dell’euro e a maggior ragione ora che l’inflazione ha prepotentemente rialzato la testa. Alzare i tassi, quindi rendere meno a buon mercato il “denaro” (cioè meno attraenti e accessibili mutui e prestiti) è per loro la strada maestra nell’obiettivo di raffreddare i presunti bollenti spiriti dell’economia europea e quindi tagliare gli artigli al caro-vita.
Nel consiglio della Bce c’è chi preme parecchio per accelerare in questa direzione: addirittura con un aumento di mezzo punto dei tassi d’interesse di riferimento già entro il prossimo settembre. Christine Lagarde, presidente dell’istituto centrale, sul punto ha smorzato gli entusiasmi, e anche il rappresentante italiano nel board della Bce, Fabio Panetta, ha preferito parlare di “gradualità” per le decisioni da prendere nei prossimi mesi.

LA FED E IL PRECEDENTE TRICHET

Ma dire addio ai tassi negativi, seguendo il percorso già tracciato dalla Federal Reserve di Jerome Powell avrebbe un senso solo a patto di avere – qui in Europa – una contingenza macroeconomica speculare a quella statunitense. E invece. Invece i dati dicono che mentre in America i prezzi galoppano per l’aumento della domanda e dei salari, da noi l’impennata dell’inflazione è tutta o quasi riconducibile al caro energia partito prima della guerra in Ucraina e da essa ulteriormente aggravato.
Insomma, a una causa esterna che non verrebbe scalfita da una stretta creditizia.
Per mali diversi, occorrerebbero quindi medicine differenti, ma la maggior parte dei banchieri centrali non pare avvedersene: l’istinto è fare come si è sempre fatto, cioè al rialzo dei prezzi far corrispondere un rialzo dei tassi che spenga gli entusiasmi.
Peccato che in Europa l’entusiasmo per la ripresa post Covid sia già bello che passato, come suggeriscono pressoché tutte le stime sulla crescita, e che tirare il freno a mano per rallentare un’economia già in decelerazione rischia di bloccarla
definitivamente. I tecnici chiameranno il fenomeno con un termine che a molti dice poco: stagflazione, cioè aumento dei prezzi nonostante un evidente fase calante del ciclo economico. E’ l’errore compiuto dall’ex capo della Bce, Jean-Claude Trichet,
che ammazzò la ripresa post crisi dei subprime gettando l’Europa in quella dei debiti sovrani. Adesso che un’altra francese comanda all’Eurotower c’è da chiedersi se la storia non stia per ripetersi. Ma stavolta poco humor: non sarà una farsa. Se allora
fu un dramma, tra pochi mesi potrebbe rivelarsi una tragedia e i soldi europei del Pnrr rivelarsi – ahinoi – un insufficiente pannicello caldo.