di Alan Patarga

La buona notizia è che Snam ha fatto il miracolo. Due navi, su una decina disponibili in tutto il mondo, è più di un affare: è un’impresa rocambolesca. In un solo mese l’azienda di San Donato è riuscita ad acquisire prima la Golar Tundra, per un importo di 350 milioni di dollari, e proprio in questi giorni anche la BW Singapore, costata altri 400 milioni. Due metaniere che dovrebbero essere destinate a Piombino e Ravenna per essere riattate come rigassificatori. Un’operazione che consentirebbe al nostro Paese di importare un maggior quantitativo di gas naturale liquefatto (Gnl) indispensabile per ridurre la nostra dipendenza dal metano russo.

SERBATOI (QUASI) VUOTI

Ma le buone notizie finiscono qui, o quasi. Innanzitutto perché per vedere operativi i due nuovi rigassificatori (in totale gli impianti saliranno dagli attuali tre a cinque) bisognerà realisticamente aspettare la prossima primavera, e quindi scavallare un inverno. E poi perché, appunto, la stagione fredda presenta al momento fin troppe incognite: la prima è se l’Italia riuscirà a soddisfare l’indicazione europea di riempire almeno al 90% gli stoccaggi di gas naturale. Al momento, ha fatto sapere qualche giorno fa il ministro della Transizione ecologica Cingolani, siamo a un passo dalla soglia del 60%. Ma l’operazione procede a rilento e anzi il governo ha appena stanziato un fondo extra per incentivare gli acquisti da parte delle società a partecipazione pubblica anche a prezzi poco concorrenziali. Il che – viceversa – porterebbe a un altro effetto indesiderato: un ulteriore rialzo delle bollette. Perché se è vero che ora stiamo pagando salatissimo il conto di luce e gas, è vero anche che le pur alte tariffe degli ultimi mesi sono state di fatto calmierate dal minor prezzo pagato lo scorso anno per riempire gli stoccaggi. Un effetto che non avremo per il prossimo inverno.

SALDI CERCASI

Toccherà però decidere se correre il rischio di pagare tanto, anche troppo, o trascorrere l’inverno al freddo. Perché al netto del piano di emergenza che l’Unione europea vorrebbe mettere a punto entro il mese di luglio (il 26 è previsto un vertice straordinario dei ministri dell’Energia), è chiaro che non c’è modo di fare a meno di Mosca nel breve termine: l’eventuale chiusura totale dei rubinetti da parte di Gazprom – sul punto ormai concordano tutti gli osservatori – condurrebbe fatalmente alla recessione Paesi come Germania e Italia. Serve, dunque, cercare forniture alternative: Commissione e governi stanno lavorando a questo alacremente. L’Italia sta mandando ormai da mesi in missione ora il ministro degli Esteri Di Maio, ora il premier Draghi, nei giorni scorsi perfino il presidente Mattarella. Si sono chiusi accordi che comportano la consegna di maggior quantitativi di metano attraverso gasdotti (dall’Azerbaigian all’Algeria) e soprattutto di Gnl. Allo stesso tempo però il nostro governo – e in questo senso è stato particolarmente attivo lo stesso presidente del Consiglio – è capofila della richiesta di imporre un tetto al prezzo d’acquisto per il gas, per far sì che la voce energia non vada a pesare sempre più sulle nostre economie, alzando ancora di più l’inflazione.

L’ERRORE VON DER LEYEN

Il caro-vita ha effettivamente raggiunto livelli da record. A giugno, ha certificato l’Istat, la crescita dei prezzi al consumo in Italia ha segnato un incremento dell’8%, ai massimi dal 1986. I rincari delle forniture energetiche sono oggettivamente la molla che ha innescato la spirale inflazionistica. Cercare di fermarla con un limite di prezzo a livello europeo, però, rischia di trasformarsi in un boomerang. In un mercato emergenziale in cui conterà chi paga di più e più velocemente, legarsi mani e piedi a una soglia prestabilita significherebbe per l’Europa tagliarsi fuori da eventuali aste al rialzo internazionali. E’ già successo con i vaccini anti Covid. Mentre Regno Unito e Israele facevano incetta di dosi a prescindere dai costi per uscire il prima possibile dalla pandemia e dai suoi effetti depressivi, la Commissione Von der Leyen sceglieva di non pagare troppo. Risultato: da noi le fiale sono arrivate a rilento e con il contagocce. La pandemia ha fatto il suo corso mentre altri ne uscivano, sia sanitariamente sia economicamente. Non è difficile immaginare come potrebbe essere il nostro Natale, qualora decidessimo di farci soffiare il gas per riscaldare le nostre case e mandare avanti le nostre fabbriche dal miglior offerente.