La stangata, ma forse è riduttivo definirla così, è attesa per il primo gennaio: quando cioè per le bollette di luce e gas sono previsti rialzi – rispettivamente – del 25 e del 50%. Le stime sono di Nomisma Energia, e per calmierare l’impennata delle tariffe il governo ha tentato di reperire nuove risorse, a costo di scatenare un putiferio tra le forze di maggioranza per l’ipotesi di un contributo di solidarietà (leggi: mini patrimoniale) sui redditi sopra i 75 mila euro annui. Prospettiva scongiurata per l’opposizione di Forza Italia, Lega e Italia Viva, i fondi contro il caro bollette arriveranno da altrove, ma una cosa è certa: non basteranno ad attutire il colpo.

In attesa della botta di Capodanno, un’altra cosa è sicura: l’inflazione galoppante riuscirà a mangiarsi anche il Natale. Sul punto, gli osservatori sono pressoché tutti concordi. Dalle associazioni dei consumatori a quelle di categoria, quest’anno la gara più che sulla stima dei consumi pare essere sulla previsione di quanto saremo costretti a stringere la cinghia.

Confcommercio non ci gira intorno. L’aumento generalizzato dei prezzi e il caro bollette giocheranno un ruolo determinante sulla capacità di spesa degli italiani: nonostante un previsto aumento delle tredicesime (pari a 32,6 miliardi di euro, contro i 27,7 di un anno fa), non aumenterà il budget destinato ai regali di Natale. Dedicheremo a questa voce, in media, 160 euro, come nel 2020, e cioè l’8% in meno del 2019 (ultime feste pre-pandemia) e addirittura il 36% in meno rispetto al 2009, anno – comunque – di crisi.

 

TROPPE SCADENZE OBBLIGATE

Il punto è che doni, cenoni e viaggi – importanti per il nostro benessere psicofisico, per non parlare per la tenuta della nostra economia – pur essendo voci importanti, non possono anteporsi in un bilancio familiare a spese ineludibili come mutui o affitti, bollette appunto, e tasse. A questo insieme di scadenze obbligate – il calcolo è di Federconsumatori – dovremo destinare il 66,5% delle tredicesime che andranno in pagamento alla vigilia delle feste, mentre nemmeno il 10% andrà in spese legate alla ricorrenza natalizia. Assoutenti ha fatto i calcoli: le rinunce degli italiani ammonteranno mediamente a 230 euro, che per Confcommercio equivarranno a circa 5 miliardi di mancati consumi.

Un ruolo centrale, nello spingere gli italiani a spendere meno, lo avranno i rincari. E’ sufficiente fare un giro tra gli scaffali di un supermercato per toccare con mano la realtà della parola inflazione. Per il Codacons i regali subiranno un apprezzamento medio del 5%, pandori e panettoni del 10%, vini e spumanti del 2,7%, mentre Federdistribuzione fa notare che se il carrello della spesa è cresciuto di appena l’1,4% (a fronte di un indice generale dei prezzi al consumo salito al 3,8% in Italia, con picchi in Europa del 6%, vedi Germania) è perché le grandi catene stanno rinunciando ai margini pur di non far fuggire i clienti. Con il risultato, però, di affossare definitivamente i negozi di vicinato, che con volumi più contenuti non riescono a scontare ulteriormente i prodotti in vendita e finiscono schiacciati dalla concorrenza dei colossi della Gdo.

Al di fuori della spesa alimentare, crescono i voli aerei (specie internazionali), con un balzo del 50%, l’elettronica di consumo e in particolare quella legata alla telefonia (con prezzi in crescita dal 15 al 33%). Soprattutto, subiscono rincari i prodotti legati allo smart working e alla didattica a distanza. Nei giorni scorsi, anzi, il terremoto che la prospettiva della nuova variante Omicron ha portato sui mercati internazionali ha fatto registrare l’aumento del valore dei titoli legati a informatica e messaggistica online (Zoom, ecc). Insomma: la quarta ondata, oltre all’aumento dei contagi, porta con sé anche gli sciacalli, a Wall Street e al negozio sotto casa. Pronti a lucrare, tutti, sulla nostra paura di finire nuovamente chiusi in casa.