di Abbatino

Il primo turno delle Amministrative ha già decretato vincitori e vinti. Il paravento dietro al quale il PD si nasconde è appunto rappresentato dai sindaci, più che scontati nella loro rielezione, come Sala a Milano e i sindaci di Bologna e Napoli, nuovi nel nome, meno nella sostanza. Tre a zero a scapito del centrodestra, che non può non porsi il problema di nomi e di metodo. La classe dirigente si costruisce sul territorio con sacrificio e con molti anni di attività politica, non 30 giorni prima del voto. Gli elettori premiano spesso la familiarità che i candidati hanno con il loro territorio e, per questo, non ci si può improvvisare. I percorsi e le candidature hanno necessariamente bisogno di tempo, e se si candidano persone sconosciute, specialmente nelle grandi città, si rischia proprio di perdere tempo. Il risultato politico è deludente, soprattutto se la maturazione dell’accordo dura più della campagna elettorale. Pertanto, sulla riva destra avrebbero dovuto spendere meno tempo nelle decisioni da prendere e anticipare la campagna elettorale dei candidati designati per portare a termine il compito, spesso difficile ed ingrato, di cercare consensi. In questa occasione la sinistra è apparsa più agevolata nel compito in questione, con la riconferma di Sala – sindaco uscente – e nell’operazione politica a Bologna e Napoli. Al centrodestra invece resta il rammarico di aver perso troppo tempo nello scegliere il nome e poco per cercare i voti. Errore oggi ed errore domani, allo stato attuale, chi governa ha sempre ragione, mentre chi non governa deve attendere altri 5 anni per riprovarci, consapevole che il cammino è lungo, ma non infinito. Saranno comunque i ballottaggi a determinare l’assetto, e le questioni locali saranno spesso preminenti rispetto al dato nazionale, poiché in quest’ultimo caso, adesso, il centrodestra unito vincerebbe come in Calabria; i giornaloni si sono scordati di citarla, noi no.