di Angelo Portale

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Una appropriata interpretazione del peccato originale può svolgersi solo sotto la consapevolezza che i caratteri essenziali di tale caduta siano:

a) è stata un atto libero;

b) ha segnato l’inizio della storia pur essendo un evento Meta-temporale;

c) la caduta non faceva parte d’un piano predisposto da Dio, poteva, anzi doveva, non accadere.

Non è facile comprendere\spiegare la realtà del peccato originale. Esso risulta essere estremamente ancipite, e tale ambiguità sta proprio nel fatto che non sono chiarissimi gli intenti dell’uomo e al variar di questi variano le attenuanti o le aggravanti.
Perché la ribellione? Desiderio di conoscenza o pura disobbedienza? Spirito d’indipendenza o superbia? Bisogno di libertà o spirito di arroganza? Tutte motivazioni opposte che appaiono talmente intrecciate da risultare inseparabili. Sta di fatto che Dio ha preferito la libertà dell’uomo ad una possibile innocenza infantile, di cui Egli stesso non avrebbe saputo che farsene.
È stata tale e tanta la stima e la fiducia per la libertà dell’uomo che il Creatore ha voluto far dipendere da essa il successo della sua creazione. Ciò malgrado «[…] all’uomo parve di non poter affermare la propria libertà se non con la disobbedienza e la rivolta, col che introdusse il male nel mondo, avvelenò l’intera realtà e condusse la creazione al fallimento».
L’intervento dell’uomo ha sì riaperto il gioco dei rapporti fra il positivo e il negativo, ha sì contestato il modus operandi divino riguardo agli atti originari, ma non ha, comunque, danneggiato la stabilità di Dio, cosa non solo incrollabile, ma completamente fuori dalla sua portata.

[continua]