di Alessandro Giugni

Il settore dell’automotive, che in Italia vale all’incirca il 12% del PIL, dopo un 2020 disastroso (-28,9% rispetto al 2019) e un 2021 nel quale erano stati registrati deboli segnali di ripresa con un +5,5% di crescita in confronto all’anno precedente, ha subito un ulteriore duro colpo a causa della miopia del cosiddetto “Governo dei Migliori”.
Nella recente Legge di Bilancio, infatti, non v’è traccia alcuna di incentivi per l’acquisto di nuove autovetture a basse emissioni di CO2. Una simile mancanza non potrà che produrre effetti devastanti sulle vendite. Un’anticipazione di ciò che accadrà nel 2022 a causa dell’assenza degli incentivi statali la possiamo trovare nei dati di vendita relativi al mese di dicembre 2021: dal momento del definitivo esaurimento dei fondi precedentemente messi a disposizione per incentivare l’acquisto delle vetture a zero o bassissime emissioni, le vendite hanno subito una flessione pari al 27,54% rispetto ai dati di vendita dello stesso periodo del 2020. Se prendiamo in considerazione, a titolo di esempio, la sola Stellantis, a dicembre 2021 il gruppo ha venduto 31.687 vetture, registrando, così, un calo delle vendite pari al 34,8% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Un trend negativo, questo, che accomuna tutti i grandi marchi dell’automotive.
La scelta del Governo di non rifinanziare gli incentivi risulta ancor più insensata se si prendono in considerazione i dati dell’ultimo anno e mezzo delle immatricolazioni dei veicoli full-electric, plug-in hybrid e hybrid: +274%, un numero questo, che, come sottolineato da Michele Crisci, Presidente di UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), ha avuto un «indubbio impatto positivo sul rinnovo del parco e sulla riduzione emissioni, nonostante gli incentivi stop&go». L’assenza di una strategia di lungo periodo volta al sostegno all’acquisto di veicoli non inquinanti avrà come immediata conseguenza la ricaduta tanto dei costi economici della transizione ecologica sui consumatori quanto dei costi sociali sui lavoratori del comparto automobilistico.
Non solo l’UNRAE, ma anche l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha manifestato, tramite il Presidente Paolo Scudieri, un forte sconforto di fronte all’immobilismo della politica italiana: «A oggi, siamo l’unico tra i maggiori Paesi europei a non avere un piano di incentivazione per la diffusione delle nuove tecnologie in funzione dello svecchiamento del parco circolante. Una scelta inspiegabile. Inoltre, l’assenza di un piano per la transizione avrà un pesante impatto sociale sul settore, mettendo a rischio oltre 70.000 posti di lavoro nel nostro Paese». Inoltre, secondo un ulteriore studio condotto dall’ANFIA, l’assenza di incentivi all’acquisto per auto elettriche e ibride sarà responsabile della mancata immatricolazione di oltre 161.000 veicoli nel 2022.
Considerando la centralità del settore dell’automotive nel processo di transizione ecologica tanto sbandierato nel PNRR (del quale abbiamo parlato in un precedente articolo, clicca qui per leggerlo), viene spontaneo chiedersi quali possano essere le ragioni che hanno spinto la politica italiana a compiere una scelta che, allo stato attuale, non può che essere qualificata come scellerata e in grado di mettere a repentaglio il progresso di questo Paese, condannandoci a divenire ulteriormente il fanalino di coda d’Europa.