di Marzio Milord

Tutte le certezze del Movimento Cinque Stelle sono andate a farsi friggere; ultima quella del 2 per mille per sovvenzionare il partito, ovvero accettare fondi pubblici, su cui i grillini sono stati contrari sin dalla nascita. Ma il partito di Casaleggio e Grillo, quello del 33% dei consensi, fermo su alcune questioni, poco incline all’esposizione mediatica, non esiste più poiché è iniziata a tutti gli effetti l’era di Giuseppe Conte, “Giuseppi” per i leaders esteri. Sono caduti tutti i tabù di un partito che è tutto e niente, si allea con il nemico Pd, con il vecchio Silvio Berlusconi, accetta Mario Draghi, dialoga addirittura con Emmanuel Macron, scrive libri per la Mondadori, maneggia il mezzo televisivo come un addetto ai lavori, punta i piedi per avere potere in Rai e non sa che linea politica portare avanti. Di questo passo, l’estinzione del movimento non sarà così lontana. L’apoteosi sarebbe, complici accordi politici strategici, che il nuovo corso del grillismo decidesse di votare Silvio Berlusconi al Quirinale.

A proposito di questo, Silvio sta lavorando per il Colle ma senza fretta; ha sguinzagliato il meglio della vecchia e nuova guardia di Forza Italia per testare il terreno, sta parlando con i capi di Stato europei per un appoggio a livello internazionale, sta agendo sui media facendo uscire cose mirate e low profile. Dopo quarant’anni di Presidenti della Repubblica di sinistra, sarebbe un terno al lotto avere un membro liberale di centrodestra al Colle, nonché uno smacco ai magistrati italiani che lo hanno perseguitato negli ultimi venti anni e a questa magistratura corrotta. Ufficialmente, ancora Silvio non si è candidato né al Colle né come leader delle elezioni nazionali del 2023 ma la sua grandezza politica, imprenditoriale e morale è talmente d’impatto che, negli ultimi sondaggi, Forza Italia è ben sopra al 10%, ad un passo dallo sbandato M5S. Sono bastate un paio di uscite pubbliche e delle interviste mirate sui “grandi” giornali italiani per far rialzare la testa in maniera decisa a Forza Italia, sintomo del fatto che Silvio è ancora molto temibile, nonché l’unico serio leader riconosciuto in patri e all’estero.