di Marzio Milord

Marco Travaglio, a distanza di anni, anni e anni, punta ancora il dito contro quel Silvio Berlusconi che non lo ha voluto a Il Giornale perché spocchioso, vanitoso, egocentrico e arrampicatore sociale; il tiratissimo Travaglio, per quanto concerne i numerosi lifting e non certo perché spari poche scemenze, ha un rigurgito di bile tutte le volte che sente parlare di Berlusconi e di tutta la sua compagnia passata e presente, da Marcello Dell’Utri a Maria Stella Gelmini. Proprio per questo, su Il Fatto Quotidiano, quel gran comunistaccio da ancien regime di Marcolino ha indetto una raccolta firme per evitare che Silvio Berlusconi salga al Quirinale. Vi ricordate i girotondini di Nanni Moretti? Ecco, il livello culturale è quello. Nel contempo, però, esalta Giuseppe Conte perché leader dei grillini, che nella vita non ha mai concluso nulla d’imprenditorialmente o politicamente rilevante, sta facendo sprofondare il Movimento Cinque Stelle, vuole pieni poteri nel partito pur consapevole di non saperli gestire e vorrebbe essere ascoltato da Mario Draghi manco fosse un esperto economico.

Marco Travaglio si è ridotto a fare editoriali su Il Fatto Quotidiano che non legge nessuno, andare da Lilli Gruber poiché le altre trasmissioni si guardano bene dall’invitarlo e fare un programma flop sul canale Nove; il buon direttore de Il Fatto continua a cavalcare l’onda antiberlusconiana, non accorgendosi che Silvio ha fatto e sta facendo la storia dell’Italia mentre lui ha espresso al massimo due concetti ad cazzum e scritto due righe lette solo da invasati come lui. Al di là che ognuno è quel che è, alcuni suoi colleghi, anche all’interno della redazione, non comprendono il perchè non faccia outing; anche Vincenzo Spadafora ha figli, eppure ne ha avuto il coraggio, per lo più in tv. Marcolino non riesce a guardare al futuro, “mangiato” dal collega Peter Gomez che si rivela in ogni sua battuta un giornalista preciso e lungimirante; anch’esso di sinistra, ha una visione politica dritta e spesso oggettiva, mentre “lifting Travaglio” guarda al suo orticello rivelandosi simpatico a pochi e spocchioso a tanti.

Viso in tensione, boria da saccente, sguardo spesso in basso e non in telecamera di chi sa di dire cazzate, movimento ondulatorio della testa e delle mani per rendere più seria una conversazione che altrimenti sarebbe una noia pazzesca, Travaglio sta bene da Lilli Botox poiché è l’unica che gli dà spazio e perché ai telespettatori di La7 piace il trash “alto”; qui, non si sgalletta come in alcuni programmi di Canale5 ma si parla uno sopra all’altro pensando di fare gli intellettuali. Pensando.

Tutto ciò è patetico, in primis il buon cliente di chirurghi plastici. Magari se Marco tendesse una mano, Silvio potrebbe consigliargli un bravo medico poiché quello che suggerisce Lilli Botox ci pare gonfi troppo.