di Angelo Portale

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La sofferenza umana trova senso solo nel dramma di Dio che si erge contro se stesso per amore alla sua creatura. Di Dio si può parlare solo in termini dialettici, in Lui trovano spazio impotenza e onnipotenza. Ciascuno dei termini risulta vero solo se messo insieme al termine opposto. Invece se preso da solo e in senso assoluto cade nella falsità. Questa idea del “Dio dialettico”, che volontariamente porta in sé i conflitti e le contraddizioni causati dal peccato originale, che lo scrittore russo ha messo ben in mostra, è ambigua e contraddittoria, ma è certamente più personale e si presta sicuramente molto meno alla contestazione di un Dio freddo e lontano nella sua compatta positività.
Nonostante sappiamo bene che autore e responsabile del male sia soltanto l’uomo, dell’immensa presenza di esso nel mondo, come anche del dolore, si suole incolpare sempre Dio. Sovente gli si inveisce contro accusandolo di crudeltà, impotenza e latitanza. Questa è un’ulteriore prova del disordine provocato dalla caduta originale.
Se la tragedia umana in preda al dolore e ai suoi sbagli diventa anche la tragedia del Dio che gli si pone accanto, allora un tale Dio diventa più vero e accettabile. Il Dio sofferente disarma l’uomo accecato dalla tentazione prometeica di ergersi contro il suo creatore.
Il Dio sofferente si espone alla contestazione umana, si dà in pasto all’uomo, si lascia trascinare nella vicenda umana e accetta di esserne giudicato. La riposta alle accuse dell’uomo è la sua stessa sofferenza. Questa risposta deve annullare ogni sorta di accusa, perché è lo scandalo assoluto: la divinità stessa per sanare gli scandali dell’universo si sottopone alla sofferenza. Il silenzio di Dio di fronte all’uomo, che si getta nel baratro, è quello di chi tace per piangere. Secondo Pareyson, Dostoevskij è riuscito ad universalizzare il cristianesimo e a proporlo come soluzione anche al non cristiano. Ed è questa tragica realtà, ovvero l’angosciata compassione per l’umanità sofferente, primariamente provata da un Dio che soffre, che potrebbe accomunare tutti gli uomini pensosi. Credenti e non credenti.

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