di Abbatino

Lega di lotta e di governo. Questo si diceva tempo fa, quando i gialloverdi governavano l’Italia. L’abbraccio con il Movimento Cinque Stelle fece bene alla Lega, almeno dal punto di vista elettorale, e così iniziò a volare nei sondaggi fino alle europee dell’anno 2019, quando toccò l’apice nei risultati elettorali. Un po’ come Renzi e il Pd, massima cifra alle europee, quando governava. E poi? E poi dalla Lega di lotta e di governo si è passati alla Lega di lotta – all’opposizione del governo giallorosso di Conte – per poi approdare alla Lega solo di governo di adesso, nella maggioranza arcobaleno che tiene tutto insieme indiscriminatamente. Oggi Salvini è sempre più consapevole che stare al governo senza decidere è controproducente, oltre che inutile. Nel Paese più aggressivo – nei confronti dei cittadini – per quanto concerne le norme anti Covid, la Lega di governo non ha saputo incidere sulla linea della fermezza – e delle chiusure – e rimane sempre schiacciata dai giallorossi di prima, che hanno più ministri e più parlamentari. Lo stesso Draghi sembra sempre più incline a ignorare Salvini e ascoltare i suoi amici della Lega, appiattiti su un governo che di centrodestra ha quasi niente. Si percepisce l’insoddisfazione del leader del Carroccio, che non sa come smarcarsi da questo abbraccio mortale che lo demolirà ogni mese che passa, sempre di più a vantaggio dell’alleata Meloni. Quindi cosa fare? Rimanere di governo fino alla fine? Oppure riprendere la strada dell’opposizione che renderebbe di più anche in vista delle politiche nel 2023?
Un bel dilemma che va sciolto quanto prima. Perché, in una fase di crisi come questa, vince chi ha proposte chiare per il futuro e le sa comunicare, non chi campa alla giornata senza poter incidere. Salvini avrà un bel po’ da fare e da riflettere.