di Abbatino

Il Colle non è fiorito, eppure il Colle di questo gennaio è il più alto di Roma, e se non fiorisce rischia di far tornare indietro la politica degli assembramenti arcobaleno. Lo deve aver capito Matteo Salvini, che in queste ultime ore sta mettendo una fretta smisurata a Silvio Berlusconi. La fretta per sciogliere la riserva riguardo i numeri necessari per essere eletto dopo il primo turno di votazioni. La domanda è facile, retorica e suggestiva allo stesso tempo: “Silvio, ci provi o non ci provi?”. Questa la breve sintesi. Perché Matteo già sa che i numeri non ci sono. Non ci sono perché non ci sono mai stati. Dal 2018 il centrodestra, vincente a livello nazionale, non ha mai potuto formare un governo per assenza di numeri, sia alla Camera che al Senato. Colpa della legge elettorale? Forse no, colpa dei numeri. Vittoria percentuale ma non vittoria sugli scranni. Quindi è iniziata la legislatura più pazza del mondo, con il finale di una maggioranza ammucchiata o, come va di moda adesso, assembrata, che Draghi dirige con piglio deciso, ma sempre con molti mal di pancia. E Salvini lo sa che, se Berlusconi non ha i numeri, si deve lavorare per qualcun altro. O anche qualcun’altra. Eleggere un Presidente di centrodestra pare una chimera con questo Parlamento, ma vi sono nominativi che riescono ad unire, più di Berlusconi. Tra due “nonni al servizio della nazione”, così si è definito Draghi, così possiamo definire Berlusconi, potrebbe scappare il terzo nonno o nonna. Perché la politica attuale non desidera un giovane al Colle – neppure un cinquantenne – ne vorrebbe uno in età già da pensione, meglio verso gli ottanta. Più lento e meno ingombrante se possibile. E Salvini lo sa.