di Martina Grandori

È finalmente arrivata da Parigi l’attesa nomina per Como a “Città Creativa” Unesco, riconoscimento molto abito che quest’anno va’ alla cittadina lombarda che dal 1300 è un riferimento per la produzione serica, attività iniziata da Ludovico il Moro che introdusse la coltivazione del gelso. Nei secoli Como ha sempre sviluppato con assenno questa raffinatissima forma di artigianato tessile, diventando un punto di riferimento internazionale, assegnandole un nome nell’Olimpo della moda.

Oggi questo filo d’oro che intreccia savoir faire, creatività e abilità manuale le è valso per aggiudicarsi all’interno delle Unesco Creative Cities Network (UCCN) il primo posto nel settore “Craft & Folk Art”, quello della creatività manuale, la creatività che ha sempre contraddistinto gli italiani. Negli anni passati, altre sono state le città del Bel Paese ad essere premiate dall’UCCN: Bologna e Pesaro per la musica; Fabriano, Carrara e Biella per l’artigianato; Torino per il design, Roma per il cinema; Parma, Alba e Bergamo per la gastronomia; Milano per la letteratura; Modena per l’innovazione (il riconoscimento è arrivato quest’anno), ma è la prima volta che vince in Italia il duo artigianalità e cultura in ambito moda. A convincere il Direttore Generale dell’Unesco Audrey Azoulay, anche l’approccio sostenibile e l’attenzione per l’ambiente da parte del Distretto serico comasco che con le sue politiche green si avvicina con serietà e tenacia  all’Agenda 2030.

A Como, la capofila di quella che viene definita la Tessil Valley italiana (il 70% della produzione europea è qui), la seta non è solo un tessuto prezioso ma è un patrimonio culturale. Un patrimonio di esperienza, di competenze tecniche e creative che le aziende storiche si tramandano da generazioni e che hanno contribuito al Made in Italy come marchio di eccellenza. Il filo conduttore del Creative Cities Network – che nel 2021 conta 295 città sparse in 90 Paesi -, è proprio l’interazione, l’intrecciarsi di collegamenti e opportunità da parte di realtà urbane che credono e investono, sull’artigianato, l’arte locale, design, cinema, gastronomia, letteratura, arti multimediali e la musica. Un modo di fare rete per creare nuove sinergie utili a costruire realtà stimolanti e internazionali, spesso il rischio di queste tradizioni, di queste eccellenze che arrivano dal passato è che diventino un qualcosa di superato, le nuove generazioni fanno in fretta a dimenticare e lo scopo è proprio una cooperazione internazionale fra queste 295 realtà.