di Gabriele Rizza

C’erano una volta Kennedy e Kruscev, Nixon e Breznev, Reagan e Gorbaciov, tutti massimi leader dei due Stati protagonisti del ‘900 in periodi in cui il passo verso la terza guerra mondiale sembrava imminente, eppure mai il rapporto tra questi presidenti ha raggiunto picchi di volgarità verbale e spocchia come nel caso di Joe Biden e Vladimir Putin, protagonisti di una telefonata, avvenuta sabato 12 dicembre, utile soltanto a mostrare i muscoli della Casa Bianca: “se invadete l’Ucraina la pagherete cara”, queste le parole di Joe Biden, il Presidente che doveva portare pace e distensione dopo i quattro anni di Trump, anche se Trump non ha causato o continuato nessuna guerra o guerriglia, ma il mainstream aveva deciso da subito che lui era il cattivo, i democratici i buoni.
E mentre gli altri Paesi europei si prodigano in tentativi culturali di mediazione della situazione che può sfociare in un bagno di sangue nel Vecchio Continente – perché Ucraina e Russia sono più Europa di quanto non lo siano gli Stati Uniti, e questo va spiegato agli occidentalisti duri e puri – la cultura italiana partorisce pensieri più che servili, con il Corriere della Sera capace solo di battere nelle prime pagine: “massima solidarietà agli Stati Uniti per mantenere l’ordine liberale”. Lo stesso giornale che agli albori della crisi in Siria pubblicava gli appelli di Bernard Henry Lèvy a sostenere i ribelli contro il Presidente Assad, proprio quei ribelli finanziati e sostenuti dalla Turchia con il beneplacito degli USA, che poi, a distanza di un anno, si sono mostrati al mondo come Isis, portando terrorismo e attentati in giro per l’Europa.
Resta chiedersi cosa sia oggi questo ordine liberale e se negli ultimi vent’anni ha portato più libertà o morte. La lunghissima guerra in Afghanistan, iniziata per vendicare l’attentato delle Torri Gemelle senza prove di un reale coinvolgimento degli afghani, e dove sono stati uccisi più civili che talebani. Campagna militare conclusasi poi con un vergognoso ritiro, senza accordi sulla tutela dei cittadini e dei diritti delle donne. O la guerra all’Iraq del 2003, voluta dagli USA senza il consenso dell’ONU perché Saddam era in possesso di armi chimiche, di cui pochissimi anni dopo si è dimostrata l’inesistenza. Si voleva esportare la democrazia ma si è lasciata in quel Paese una voragine sociale, culturale ed etnica che ha gettato i semi per la nascita del Califfato islamico, tante morti e tante ingiustizie verso quelle donne così tanto coccolate a parole dall’ordine liberale americano.
L’ordine liberale che a parole è per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, ma poi lascia che Israele occupi territori contro il parere dell’ONU, perché il mantra è che puoi essere libero se fai la cosa giusta, ossia schierarti con noi, altrimenti passi nella lista degli stati canaglia  (espressione geopolitica in voga negli anni ’90 all’epoca dell’amministrazione Clinton), come l’Iran e la Siria, senza che questi Paesi abbiano realmente minacciato la pace mondiale.
Si tifa per la pace, di certo non per i portatori di pace.