di Martina Grandori

Oggi 22 marzo è la Giornata mondiale dell’acqua, il più importante e vitale regalo che Madre Natura abbia fatto all’uomo, tristemente sempre meno disponibile e tanto tanto sprecata. Quest’anno il tema è “Acque sotterranee – rendere visibile l’invisibile”, un invito a riflettere sull’importanza delle acque che scorrono in una dimensione invisibile, spesso poco valorizzate, ma che invece hanno un grande rilevanza. Istituita dall’Onu nel 1992 dopo la Conferenza di Rio, è un momento di riflessione su un bene primario sempre meno accessibile (2,2 i miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua potabile), presupposto di vita e civiltà, la sua gestione sicura e lo sviluppo dei servizi igienico sanitari (considerati più importanti della scoperta degli antibiotici, dei vaccini e a del genoma per la sopravvivenza della nostra specie) consente oggi di identificare virus e sviluppare le cure idonee. Oggi la crisi idrica però non riguarda la sicurezza delle acque nei paesi sottosviluppati, la crisi idrica è anche, e soprattutto, insinuata fra paesi più ricchi a causa dei cambiamenti climatici. L’occidente ne spreca molta, l’occidente ne consuma sempre di più (+30-40% negli ultimi due anni a causa del Covid e di una vita domestica più prolungata) e senza acqua non c’è futuro, avere l’acqua è anche un sinonimo di democrazia. L’inverno 2021-21 è stato fra i meno piovosi dell’ultimo secolo: danni all’ambiente ma tanti anche all’agricoltura e alla qualità dell’aria divenuta sempre più irrespirabile, oggi l’invito non solo a non sprecarla ma a diminuire l’impatto ambientale dello stile di vita occidentale, esempio poco altruista di civiltà contemporanea.

Ma torniamo al tema di questa edizione 2022: le acque invisibili, quelle della falda freatica, un vero tesoro, una risorsa che scorre sotto terra e che in verità, nel contesto attuale, hanno un’importanza fondamentale, indispensabile. Oggi viene pubblicato il Rapporto sullo sviluppo dell’acqua mondiale delle Nazioni Unite, incentrato su questa tematica, un’invito alla classe politica a fare scelte diverse, a sensibilizzare all’emergenza idrica. In Italia sono stati stanziati 900 milioni di euro dal Pnrr per un intervento di risparmio idrico delle reti del Sud (Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia).  Si tratta di interventi sia sul Pnrr (900 milioni), sia sul programma React Eu per 482 milioni. Le risorse si aggiungono agli altri stanziamenti fra cui l’anticipazione del Fondi Sviluppo e Coesione 2021-2027 (442 milioni) per un totale di 2,7 miliardi da ripartire nei prossimi anni sulle infrastrutture idriche. 

Rispetto al 1992 quando venne istituita dall’Onu, la situazione è solo peggiorata: l’utilizzo a livello mondiale dell’acqua è aumentato di sei volte, colpa soprattutto del sempre crescente fabbisogno energetico dell’industria e dell’agricoltura, in Occidente si avverte più velatamente questa emergenza idrica ma in luoghi come l’Africa la scarsità ed il peggioramento della qualità dell’acqua sono preoccupanti, complici ovviamente anche i cambiamenti climatici e le siccità. Nel bombardamento quotidiano di informazioni, spesso non viene specificato che il 40% delle acque che si utilizza proviene da fonti di approvvigionamento sotterranee, le cosiddette “invisibili”, la cui “vitalità” viene data troppo per scontata e invece ricoprono un ruolo fondamentale soprattutto in tempi di siccità come questo che coinvolge l’Italia. Proteggere dunque le falde acquifere, non solo inquinandole di meno (lavatrici, lavapiatti, olio esausto e industria), ma attingendo meno da esse (il 90% dei consumi idrici a livello nazionale ricade su agricoltura e allevamento); fino ad ora il sistema di approvvigionamento delle falde sotterranee è stato insostenibile e selvaggio. Imprescindibile un cambio di rotta negli usi e costumi quotidiani, dal singolo si fa l’unione e si può fare qualcosa. In attesa, forse, che anche la classe politica si attivi con maggior determinazione.