di Martina Grandori

Un fine d’anno bollente, sulle coste del Sud Italia è tempo di T-shirt, in montagna non nevica ma piove, temperature al di sopra di una norma già rivista in seguito ai cambiamenti climatici, il calendario delle stagioni con la crisi ambientale è ormai inattendibile, le catastrofi sono la consuetudine. Dal 2014 si registrano in Italia continue anomalie positive di temperatura: ogni anno è più caldo dei precedenti nelle città. E già si misura, in certe zone della penisola, un aumento dei massimi di precipitazione: le piogge giornaliere massime stanno crescendo. Per Paola Mercogliano, direttrice della Divisione Modelli Regionali e Impatti Geo-Idrologici alla Fondazione CMCC, “Un grado in media di aumento della temperatura ce lo siamo ormai giocati. Quel grado in più sta già distruggendo ecosistemi e biodiversità, e a questo cambiamento dobbiamo adattarci. Con la nostra ricerca, valutiamo gli effetti dei cambiamenti climatici su scala locale, consideriamo cosa succede alle città e come vengono influenzati le frane, gli allagamenti, la siccità, le ondate di calore”. I governi non realizzano la gravità, le politiche attuali e gli impegni in materia di riduzione dei gas serra non sono sufficienti, nel 2100 si arriverà ad un riscaldamento di 3°C. È il risultato di uno studio realizzato nell’ambito del progetto europeo Paris Reinforce per la riduzione dei gas serra entro il 2030. L’analisi si avvale di 7 modelli globali e diversi metodi per prolungare lo sforzo di abbattimento delle emissioni dal 2030 al 2100, durante COP26  si era quantificato una riscaldamento globale fra i 2,4 e i 2,7°C, ma la ricerca per conto di Paris Reinforce ha fatto emergere altri dati. In primis la diminuzione di emissioni dipende dall’assunzione del modello utilizzato da Stato a Stato con risultati diversi, le ipotesi di mitigazione delle emissioni restano troppo teoriche e poco efficaci.

In secondo luogo una maggior diffusione di tecnologie mature, ossia le energie rinnovabili e mezzi di trasporto elettrici. Il concetto di “prezzo globale del carbonio” molto usato nell’ambito dei modelli globali, porti a sistemi energetici che dipendono fortemente dall’uso su larga scala di soluzioni ancora immature, la transizione guarda all’innovazione. Piantare  mille miliardi di alberi dovrebbe esser la missione dei governi, solo grazie a questo capolavoro di perfezione di madre natura si può contrastare l’emissione di anidride carbonica. In due secoli ne sono stati abbattuti 2 mila miliardi, se ognuno di noi iniziasse concretamente a piantare un albero le cose  sicuramente migliorerebbero a livello globale, questa la riflessione per il filosofo Stefano Mancuso che della questione ne ha fatta non una filosofia, ma una ragion d’essere.