di Susanna Russo

“L’obiettivo era togliere il nome del leader dal logo della Lega. Ma il blitz è stato bloccato per garantire la ricandidatura di Fontana in Lombardia”, questo il sommario di un articolo di la Repubblica pubblicato in piena notte.
La tentata insurrezione portata avanti da Fedriga, Giorgetti e, più sommessamente, anche da Zaia, ma anche da alcuni consiglieri parlamentari e regionali, è fallito.
Erano tutti pronti, ai blocchi di partenza, bastava solo il colpo d’inizio e tutti coloro che erano stati coinvolti avrebbero tentato il tutto per tutto. A fermare lo sprint la necessità di sostenere ancora una volta Attilio Fontana, che si appresta a correre nuovamente per il titolo di Presidente di Regione Lombardia.
A questo punto non rimangono molte chanches ai leghisti scontenti, forse l’unica ipotesi all’orizzonte è quella di mollare, cercare altri nidi, un nuovo partito, in un’epoca in cui questi ultimi sembrano essere più interscambiabili che mai.
Chiaramente il leader del Carroccio, claudicante da mesi ormai, si aspettava l’offensiva finale e per questo è subito corso ai ripari, costituendo un ufficio politico per guidare il partito alle elezioni.
All’interno del partito, chi ancora crede in una rinascita, desidera potare i rami secchi, tentare un risanamento interno e, in tempo record, rimettersi in pista per le agognate Politiche 2023.
Crisi più acuta che mai, più che in Forza Italia, che comunque non esula da sofferenze interne; tutto il contrario di quello che sta accadendo all’unico partito all’opposizione, nonostante le polemiche per l’intervento della leader, Giorgia Meloni, a sostegno della leader spagnola Macarena Olona, Fratelli d’Italia tira dritto senza che, per ora, ci siano battute d’arresto.
Eppure la Lega vanta origini antiche e radici profonde, FdI è stato fin da subito dato per spacciato proprio perché senza passato, storia e antica tradizione.
Forse è proprio questo il punto, il partito per l’indipendenza della Padania si è, nel tempo, scollato dalla sua storia, dai valori radicati e dalla tradizione da cui, almeno inizialmente, attingeva, lasciando posto a piatti di tortellini, innumerevoli selfie e scorci di vita fin troppo privata.
Il colpo agito alle spalle di Matteo Salvini si sarebbe quindi realizzato eliminando il nome del leader dal logo del partito e, a pensarci bene, non sarebbe stato neanche così inaudito; d’altra parte, Silvio Berlusconi è Forza Italia, Giorgia Meloni è Fratelli d’Italia, ma Matteo Salvini non è la Lega.