di Gabriele Rizza

L’invio di armi al governo ucraino e le sanzioni alla Russia non sono solo difesa e sostegno ad uno Stato sovrano ingiustamente invaso e bombardato. La cultura occidentale ha issato le bandiere tracciando i propri confini culturali, politici e geografici, come del resto accade in ogni guerra moderna, che è totalitaria ed ideologica qualsiasi sia la causa di un conflitto. Secondo i think thank di noi occidentali la Russia non è ad oggi Occidente, e non lo era nemmeno ieri, né durante la guerra fredda, né all’inizio della questione ucraina che ha avuto inizio nel 2014 – dopo il rovesciamento del governo filorusso e la sollevazione della popolazione russofona – forse è a Occidente, ma non è Occidente. Un dettaglio linguistico che cambia la percezione di sé e dell’altro, l’identità, l’azione e le strategie; perché la geografia è cultura al pari della filosofia e della storia, ma è anche un faro puntato su chi detiene il potere: ad oggi la Russia non è Occidente come l’Europa ne è solo un’appendice, di fatto lOccidente oggi è l’Atlantico, culturalmente anglosassone. Del resto, nonostante l’adesione di altri e numerosi Stati, la principale alleanza militare occidentale si chiama ancora NATO, cioè North Atalntic Treaty Organization, in italiano: Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. Come all’epoca dei romani il cuore dell’Occidente era Roma, oggi è Washington, a 7.212 km di distanza. E se gli Stati Uniti hanno un problema – guida economica, culturale e politica dell’Occidente – lo è allo stesso modo per l’Europa. Per gli Stati Uniti la Russia è sempre stata un problema, perché un eventuale asse Mosca – Berlino – Parigi farebbe crollare agli europei la necessità dell’ombrello americano, e gli americani non possono proprio permettersi di perderla, l’Europa. Non a caso, le principali frizioni tra le due potenze mondiali, USA e Russia, nascono dal gasdotto North Stream 2, lunghi tubi in fondo al mar Baltico portatori di gas direttamente da Mosca a Berlino, bypassando gli Stati confinanti.
Ci sono dunque questioni politiche e militari, e questioni economiche e culturali, l’atlantizzazione europea è anche finanziaria, industriale, civile. Alle nuove generazioni europee è più prossima Hollywood delle strade di San Pietroburgo raccontate da Dostoevskij. Nell’era della mondializzazione il passo della geografia si è ridotto ad una sgambata, così consideriamo  più Occidente l’Australia della Russia. Non conta dove sei e da dove vieni, conta in cosa ti identifichi. Altrimenti gli italiani non chiamerebbero Medio Oriente (compresi Siria, Israele e Palestina) quello che per noi è Vicino Oriente, esempio di come la geografia va oltre la distanza e diventa percezione. Ma il caro prezzo di essere parte, ma periferia, del potere lo stanno pagando salatissimo le popolazioni europee, gli ucraini con il sangue, gli altri con prezzi delle materie prime alle stelle. Se l’Europa avesse preso coscienza di sé avrebbe avuto come principale obiettivo quello di evitare questa guerra. Coscienza per storia, perché le radici che uniscono San Pietroburgo a Lisbona sono più profonde di quelle che uniscono Atene e Los Angeles; coscienza per sicurezza, perché banalmente  il pericolo di un razzo da Mosca a Roma non è lo stesso di quello da Mosca a New York (lezione che peraltro l’Italia dovrebbe aver imparato ma che non ha imparato nonostante il disastro libico del 2011); coscienza per strategia, perché il gas russo è più economico dell’olio di scisto che gli USA vorrebbero venderci. Non perché la Russia deve essere per forza amica così com’è, ma nella storia non è mai esistito un caso di avvicinamento offrendo accerchiamento e isolamento, come nel 2015, quando ricorrevano i 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e nessun leader europeo si recò alla cerimonia ufficiale a Mosca. Le strade potevano essere diverse, colpa della Russia quanto dell’Europa se le cose sono andate nel peggiore dei modi. Stando all’Europa, per mancanza di coscienza di sé, da tempo è arrivata a dichiarare per procura nemica la Russia per volontà del vento dell’ovest, che sarà Occidente ma non è necessariamente sinonimo di Europa. L’Europa difende giustamente l’Ucraina, ma nel difenderla le strategie non possono essere le stesse di Washington: la no fly zone farebbe cadere nel baratro l’Europa, non il continente americano. Eppure, durante la manifestazione di Firenze organizzata dal Partito Democratico guidato da Enrico Letta, la piazza cinta di bandiere arcobaleno ne applaudiva l’istituzione. In fondo, è solo un sintomo dell’atlantizzazione europea che, dimentico delle più strazianti guerra combattute sul proprio suolo, si aggrappa con fede cieca al carro di chi ha coniato “la guerra umanitaria”.