di Marzio Milord

Quando sentiamo parlare Enrico Letta nei dibattiti in televisione o live sembra di ascoltare una ninna nanna dei bambini, una rottura di palle esagerata, costellata di qualunquismo e soliti discorsi da ormai vent’anni: mai con Berlusconi, siamo alternativi alla destra, pensare al benessere del paese e poco altro.

Partiamo dal primo punto: se Silvio Berlusconi, nel Governo Letta 1, non lo avesse salvato, sarebbe entrato direttamente nel dimenticatoio popolare ancor prima che lo mandasse Matteo Renzi, con una mossa da stratega politico finissimo. Sul punto due, la posizione è chiarissima; il Pd rappresenta l’unica sinistra che abbiamo in Italia, con annessi e connessi, tra cui il calo nei sondaggi, il fatto che in Parlamento abbia solo il 12% a causa delle scissioni e le liti interne, che sono sempre stato il male assoluto di quella parte politica. La sinistra estrema non conta nulla e il Movimento 5 Stelle è in estinzione. Sul punto tre, ci sarebbe molto da scrivere, visto che negli ultimi venticinque anni la sinistra ha quasi sempre governato ed è riuscita a cadere sistematicamente dopo circa un anno, anno e mezzo; in più, il rialzo delle tasse era il filo rosso di tutti i governi sinistroidi e “ammazzare” giuridicamente Silvio Berlusconi veniva sempre prima del benessere dell’Italia.

È chiaro che con queste premesse, il buon nipote del grande Gianni Letta sarà per sempre in difficoltà poiché l’elettorato del Pd è schifato dalle continue perdite alle elezioni e di gente che se ne va; le realtà locali sono altra cosa: è inutile che vinci Roma e Torino se poi a livello nazionale vali come il due di picche se in tavola c’è cuori. Enrico Letta fa quel che può per tenere a galla un Pd moribondo e una sinistra divisa in almeno quattro fazioni: Pd, Italia Viva, M5S e frammenti di sinistra (ex) comunista.

Neppure la manifestazione di Fratelli d’Italia, Atreju, è riuscita a dare smalto al leader del Pd, che di cose al “nemico” avrebbe avuto da dirne, invece l’atmosfera da prete mancato l’ha circondato ancora una volta. Avanti di questo passo, il Pd si rispecchierà più (di nuovo) in Renzi che in Enrico Letta, il quale ha dimostrato ancora una volta che di argomenti politici ne ha ben pochi.